cultura
dicembre 2015

Tra cronaca e poesia: Rosi e il Caso Mattei

Stefano Migliore

Prosegue l’excursus di Metauto Magazine fra le opere cinematografiche legate al mondo del metano. Dopo i documentari sperimentali di eni (trattati nello scorso numero), è il turno di un film che fa della commistione tra impianto documetaristico e fiction il suo punto di forza: “Il caso Mattei” di Francesco Rosi“Il mio film tende solo a capire perchè il delitto è stato possibile, se di delitto si è trattato”. Così scrisse Francesco Rosi a proposito del suo ottavo film, “Il caso Mattei”, che nel 1972 vince la Palma d’Oro di Cannes in ex aequo con Elio Petri e il suo “La classe operaia va in paradiso”. Un dato non certo secondario: due film italiani si aggiudicano l’ambito primo premio di uno dei festival più importanti del mondo, insieme a Venezia e Berlino.
Entrambe le pellicole vedevano per protagonista uno straordinario Gian Maria Volontè, volto emblematico di un momento fondamentale del cinema italiano, riuscendo a coniugare eleganza formale a passioni collettive.

Enrico Mattei
Per quanto la figura di Mattei possa essere stata negli anni discussa e analizzata, è un dato di fatto che sia stato tra i principali fautori del miracolo italiano, investendo in una scommessa che negli anni si è rivelata vincente sotto molti aspetti: la scommessa del metano.

Enrico Mattei in visita in uno degli stabilimenti eni
Enrico Mattei in visita in uno degli stabilimenti eni

Durante i dieci anni tra la sciagura aerea in cui perse la vita Enrico Mattei e l’uscita del film di Rosi, le ipotesi su cosa potesse essere successo si sono riprodotte freneticamente nel primo periodo, per poi scemare nei meandri di uno dei tanti misteri italiani.
Rosi ricalca questa complessità con un film d’avanguardia, che propone una struttura ibrida, dove incontriamo elementi classici del documentario e momenti prettamente finzionali. Se questo tipo di operazione è oggi all’ordine del giorno, per l’epoca fu una sfida tutta in salita. Furono in molti a tirarsi indietro prima ancora di iniziare le riprese, Ital – Noleggio in primis. L’allora istituto pubblico di produzione cinematografica, che teoricamente si sarebbe dovuta fare carico per prima di sostenere un film di un autore italiano così affermato a livello internazionale, non credette di dover investire in un’opera sulla vita di Enrico Mattei, personaggio controverso e discusso, e soprattutto scomparso in circostanze ancora da chiarire. Franco Cristaldi, produttore tanto coraggioso quanto di successo, punta sul cavallo vincente. Dà fiducia a Rosi tramite la sua Vides Film, e crea insieme agli autori un’opera che segnerà la storia del cinema, vedendo nella commistione di cronaca e fiction un punto di forza e di innovazione, piuttosto che un elemento straniante per il pubblico, in barba a chi aveva condannato il film prima di nascere, liquidandolo come un’opera che non sarebbe interessata a nessuno.

Tra cronaca e poesia Rosi e il Caso Mattei 2
Cinema d’inchiesta
Seppur classificabile nel filone del film inchiesta, Rosi si spinge oltre il confine di genere, scomponendo la linearità narrativa e usando linguaggi diversi, presi in prestito ora dal giornalismo d’inchiesta e ora da quel gusto monumentale, futurista, dei documentari prodotti dall’eni nei primi anni ‘50. Possiamo considerare questo un segnale di continuità di Rosi con l’eni e i pionieri del documentario italiano, mantenendo questo stile per tutta la pellicola, come se un operatore, che immagino segnato da profonde occhiaie quanto da una profonda devozione al cinema, avesse seguito il vero Mattei dai suoi uffici di Roma fino ai giacimenti Libici, in Turchia, in Marocco o nelle nebbie padane; non ultimo va ricordata anche la vicinanza al mondo dello sperimentalismo, alla pop art e al peplum (il kolossal italiano) e infine al cinema politico civile.
“Come orientarsi nella selva delle correnti democristiane?” lamenta Rosi nella prima parte del film, dove lo intravediamo in una piccola sala di proiezione intento scorrere rapido diverse diapositive che ritraggono i personaggi chiave per il film.

Gian Maria Volontè nei panni di Enrico Mattei
Gian Maria Volontè nei panni di Enrico Mattei

Complice Tonino Guerra alla sceneggiatura, sono molte e diverse le voci narranti di questo film, e proprio a conferma dell’onestà intellettuale del regista, Rosi sceglie di mostrarsi in prima persona, condividendo con lo spettatore la sua difficoltà nel cimentarsi in una vicenda così intricata. Insieme a lui, nella parte di se stesso, anche i giornalisti Ugo Zatterin, Arrigo Benedetti e il senatore Ferruccio Parri.
Decide di chiedere aiuto, alza la cornetta e chiama l’amico giornalista Mauro De Mauro. Lo incarica di ricostruire per lui le ultime ore di Mattei in Sicilia, dove si era recato di persona per rassicurare la popolazione all’indomani della scoperta di un ricco giacimento di metano. Tutta la nuova ricchezza trovata nel sottosuolo sarebbe rimasta alla Sicilia. Mattei allora viene salutato come un eroe, saluta e stringe mani in strade affollatissime, rassicura le madri e invita gli emigrati a rientrare.

Ultimo viaggio
Dopo la maestosa accoglienza, ricostruita nel film con la grandiosità di cui solo il sud Italia è capace, l’ingegnere Mattei parte per quello che sarà il suo ultimo viaggio.
Il giornalista De Mauro, considerato all’epoca come un autentico segugio, per il suo impegno di giornalista anti mafia, si mette allora sulle tracce di Mattei. Pochi giorni dopo è rapito e di lui non si ebbe più notizia.
C’è spazio nel film di Rosi anche per questo mistero italiano, che ci viene raccontato tramite le fredde parole, senza inflessione, dei giornalisti inviati da tutta Italia e dal mondo, dettando al telefono i propri articoli, senza lasciare trapelare alcuna emozione o distrazione. Il lavoro del giornalista era anche questo prima dell’era di internet e delle e-mail. Per quanto Mattei possa essere stato un personaggio controverso, il film non ne costituisce un’apologia, ma mette in evidenza e spiega alcuni collegamenti tra fatti ed eventi che oggi sono un fondamentale contributo alla comprensione del panorama politico e sociale non solo italiano.

L’intervista del Times a Francesco Rosi sulle rive del lago Anterselva dove Mattei amava andare a pescare
L’intervista del Times a Francesco Rosi sulle rive del lago Anterselva dove Mattei amava andare a pescare

Una testimonianza
Mattei passa da commissario straordinario dell’Agip, di cui era stato incaricato per la liquidazione, a personaggio pubblico di rilievo mondiale (tanto che il Times gli dedicò una copertina e un approfondito servizio che Rosi mette in scena sulle rive del lago di Anterselva, dove l’ingegnere amava andare a pescare). La genialità di Mattei, che ha saputo dialogare tanto con i fascisti quanto con i sovietici, persegue sempre lo stesso obiettivo, cogliendo ogni occasione per ricordare le sue umili origini, destino fra l’altro condiviso anche con Volontè (l’attore che lo interpreta nel film).
A quasi un anno dalla scomparsa del maestro Rosi, è doveroso ricordare come il cinema italiano abbia saputo affrontare con lucidità anche le questioni più spinose, consegnando alla storia una testimonianza che, con i molteplici strumenti dell’arte, resta attuale e segna uno spartiacque indelebile nella cultura italiana.