normativa
febbraio 2017

Tavoli tecnici cosa c’è di nuovo

Monica Dall’Olio

È in vigore dal 14 gennaio il Decreto Dafi, che ha il compito di dare impulso ai combustibili alternativi e quindi anche al gas naturale, compresso e liquefatto. Intanto prosegue la corsa del biometano: mentre nasce la Piattaforma Tecnologica Nazionale, si sono chiuse le consultazioni sul nuovo decreto e sono state approvate le modifiche al Codice SnamDopo un lungo iter e il via libera del Consiglio dei Ministri a dicembre, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 10 del 13 gennaio (supplemento ordinario n. 2 ) il decreto Dafi, ovvero il decreto legislativo 16 dicembre 2016, n. 257 “Disciplina di attuazione della direttiva 2014/94/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, sulla realizzazione di una infrastruttura per i combustibili alternativi”. In vigore dal 14 gennaio, mira a ridurre la dipendenza dal petrolio e attenuare l’impatto ambientale nel settore dei trasporti e comprende i piani strategici relativi a elettricità, Gnl, Gnc, Gpl e idrogeno.

Vi vengono fissati come obbligatori gli obiettivi per elettricità e gas naturale (Gnl e Gnc). Facoltativi invece quelli per idrogeno (per il quale sono previste misure solo in via sperimentale) e Gpl.

 

Il gas naturale nella Dafi

Per la realizzazione di un numero adeguato di punti di rifornimento sono fissate delle scadenze.

Biometano, i benefici per il sistema dei trasporti

Secondo i promotori della Piattaforma Tecnologica un veicolo a biometano ha le stesse emissioni di un veicolo elettrico alimentato a energia prodotta da fonte eolica, ovvero 5 gC02eq/Km, il 97% in meno di un analogo veicolo a benzina. Praticamente assenti le emissioni di PM10, mentre gli ossidi di azoto sono ridotti del 70%. L’Italia, oltre ad essere il maggior produttore europeo di motori e componentistica per i veicoli a metano è uno dei paesi al mondo con la più alta diffusione, con circa un milione di unità. Tutti veicoli, è il caso di sottolinearlo, che potrebbero viaggiare già oggi a biometano.

Partiamo con il Gnl: per consentire la navigazione nella rete centrale della Ten-T (rete di trasporto trans-europea) la scadenza è fissata per il 31 dicembre 2025 nei porti marittimi e per fine 2030 per i porti interni. Per il trasporto su strada il termine è il 31 dicembre 2025, considerando che i punti di rifornimento vengano realizzati almeno lungo le tratte italiane della rete centrale Ten-T. Gnc, ovvero gas naturale compresso: il termine per implementare la rete è fissato al 31 dicembre 2020, con priorità alle aree dove le infrastrutture risultano carenti, negli agglomerati urbani e suburbani, zone densamente popolate e reti; si passa al 31 dicembre 2025, invece, per le tratte italiane della Ten-T. Il Decreto contiene inoltre disposizioni per le infrastrutture di stoccaggio e trasporto del Gnl, anche di piccole dimensioni.

All’articolo 18 sono previste una serie di misure per la diffusione dell’utilizzo di Gnc e Gnl. Tra queste in particolare l’obbligo di una quota verde sugli acquisti di mezzi da parte delle pubbliche amministrazioni nelle province ad alto inquinamento di particolato PM10, fissata ad almeno il 25%.

Inoltre, per sviluppare la modalità self service per gli impianti di distribuzione del Gnc, si prevede l’approvazione entro dodici mesi di un decreto che aggiorni la normativa tecnica in materia di sicurezza.

 

Piattaforma tecnologica sul biometano

Metano a tutti gli effetti (e come tale riconosciuto dalla Dafi) è anche il biometano, che ha visto nascere ad Ecomondo la propria Piattaforma Tecnologica Nazionale, ovvero un documento programmatico che mira a raggiungere il target di 8,5 miliardi di metri cubi di gas naturale da fonti non fossili entro il 2030, moltiplicando di una volta e mezza l’attuale capacità produttiva del nostro Paese.

Il biometano si ottiene anche dallo scarto verde

L’iniziativa è stata promossa con il coordinamento del CIB – Consorzio Italiano Biogas e del CIC, Consorzio Italiano Compostatori oltre che del comitato scientifico della Fiera di Rimini e la partecipazione di Anigas, Assogasmetano, Confagricoltura, Fise-Assoambiente, Legambiente, NGV Italy, Utilitalia, ma sono previste nuove adesioni.

Il documento propone diverse azioni volte allo sviluppo e all’incentivazione di uno dei biocarburanti avanzati più promettenti. Eccole: rivedere l’intervallo temporale per l’accesso agli incentivi; prevedere entro il 2030 un target annuo minimo di immissione di biometano in rete pari ad almeno il 10% del metano immesso in rete nello stesso periodo; prevedere un sistema di contabilizzazione che valorizzi la capacità delle imprese agricole e degli impianti di digestione anaerobica e compostaggio di sequestrare la CO2 in atmosfera; istituire un Registro delle Garanzie di Origine del biometano per sviluppare un mercato attivo di scambi che faccia emergere il legame di valore tra biometano ed emissioni evitate di carbonio; modificare la regolamentazione del mercato dei CIC (certificati di immissione in consumo).

 

 

Consultazione pubblica

Dal 13 dicembre 2016 al 13 gennaio 2017 è stata posta in consultazione pubblica la bozza di decreto interministeriale per l’utilizzo del biometano e dei biocarburanti compresi quelli avanzati. Obiettivo, un nuovo sviluppo dell’uso del biogas, questa volta non per la produzione di elettricità ma per il suo impiego, come biometano, nel settore dei trasporti. Tra i principi alla base del provvedimento: favorire ed incentivare lo sviluppo dei biocarburanti avanzati; priorità al biometano usato nei trasporti, per contribuire al raggiungimento del target al 2020 del 10% di fonti rinnovabili nel settore; favorire lo sviluppo di una economia circolare del mondo agricolo e lo sviluppo del ciclo virtuoso dei rifiuti; nessun incremento delle bollette del gas e dell’energia elettrica, ma anzi produrne una qualche diminuzione.

Ora si attendono i risultati, ma gli operatori sono fiduciosi. Piero Gattoni, presidente del Cib: “Finita la lunga fase di approvazione delle normative tecniche necessarie alla produzione e all’immissione nella rete del gas del biometano, occorreva un “tagliando” del decreto che facesse tesoro dei ritardi accumulati e desse un quadro regolamentare che facilitasse l’attivazione di nuovi progetti”.

 

 

Modifiche del Codice Snam

Con la delibera 806/2016/R/gas del 28 dicembre scorso l’Autorità per l’energia ha approvato una serie di modifiche proposte da Snam Rete Gas al proprio codice di rete relative all’immissione di biometano nella reti di trasporto e di distribuzione del gas naturale.

Il provvedimento recepisce disposizioni della prime direttive in tema di processi di mercato relativi all’immissione del biometano nelle reti gas (delibera 210/2015/R/gas).

 Biometano, i numeri del giacimento rinnovabile

Il biometano si ottiene da biomasse agro-industriali: sottoprodotti agricoli, reflui zootecnici, colture di integrazione che non competono con la produzione alimentare e foraggera, frazione organica dei rifiuti urbani. In Italia sono operativi più di 1.500 impianti di biogas, dei quali circa 1.200 in ambito agricolo, con una potenza elettrica installata di circa 1.200 MW, equivalente a una produzione potenziale di biometano pari a 2,4 miliardi di metri cubi l’anno. L’Italia è il secondo produttore di biogas europeo, dopo la Germania, e il quarto produttore mondiale dopo Cina, Germania e Stati Uniti. Potenzialmente potrebbe produrre fino a 8,5 miliardi di metri cubi di biometano, pari a circa il 12-13% dell’attuale fabbisogno annuo di gas naturale. La filiera del biogas-biometano risulta inoltre il settore a maggiore intensità occupazionale tra le rinnovabili con 6,7 addetti per MW installato e ha già favorito la creazione di oltre 12 mila posti di lavoro.