cultura
febbraio 2017

Piovani canta il Po

Stefano Migliore

“Viaggio a memoria” è un altro piccolo tesoro della filmografia italiana che segna un momento storico della valle del Po, che tra cinema e letteratura vanta molti omaggi e tributi. Al regista Rodolfo Errera va il merito di aver saputo creare un documento storico bilanciato tra lo spirto educativo e la vocazione artisticaA partire dal 1983 la Comunità Europea dedica simbolicamente gli anni a venire a temi di particolare rilievo sociale e culturale, per attirare l’attenzione e incoraggiare le attività ad essi collegati. Il 1987 è l’anno dedicato all’ambiente ed eni, in collaborazione con Istituto Luce e l’associazione Amici del Po, produce un documentario che è una piccola perla, un affresco sul composito mondo del fiume Po, antico padre del nord Italia. Protagonista e voce narrante è Riccardo Cucciolla, storico volto e voce del cinema italiano.

 

Un tempo sospeso

A bordo di una piccola batana, la tipica imbarcazione dei pescatori del grande fiume, Cucciolla rema in piedi. Il paesaggio della valle si ripete continuo sullo sfondo, il suono dei remi nell’acqua scandisce un tempo che sembra sospeso. L’attore approda su una piccola spiaggia, dove un bambino emblematicamente chiamato Emiliano chiede: “Che cosa cerchi?” “Il mare”. Ecco le prime parole dell’attore, che magicamente ci portano a seguire il percorso del fiume dalla sua fonte, tra le alture del Monviso.

Il narratore

Riccardo Cucciolla, di origini pugliesi, diede voce a Roger Moore nei celebri film di James Bond, diventando di fatto leggenda vivente, seppur di carattere schivo e sempre lontano dalla mondanità e dai riflettori. Si aggiudica il premio per la miglior interpretazione maschile al Festival di Cannes per la sua interpretazione di Sacco nel film “Sacco e Vanzetti” di Giuliano Montaldo.

“Poi l’acqua cambia colore e si riempie di un sapore acre: è il malessere degli uomini.”, recita la voce di Cucciolla fuori campo. La città di Torino è la prima che il fiume incontra, dove un inedito trattore con ruote chiodate mette ordine tra il limeccio lasciato dal fiume che ogni anno, secondo l’andamento delle piene ridisegna il paesaggio, trasformando le valli del Monferrato nel grande palcoscenico delle mondine, le cui voci si levano leggere nel sole primaverile. Le donne hanno mani segnate dagli anni, dal lavoro, dalla dura vita nelle risaie, quella vita di cui Dino Risi raccontò con il suo straordinario “Riso Amaro”.

Immancabile l’incontro con la Festa dell’Unità. Il popolo si riunisce sotto il grande tendone, canta e balla un tango che ci porta nei colori dell’estate, una grande spiaggia e barche sfilano sotto gli occhi dei bagnanti. Ed ecco le ormai classiche sonde di perforazione, alla ricerca dell’energia del metano, ecco di nuovo le torri che portano in tutta la pianura l’energia pulita. Un breve richiamo e poi di nuovo nella vita della campagna.

 

La lingua del fiume

Le grandi escavatrici che hanno sostituito il lavoro dell’uomo sono in realtà uno shock continuo per il fiume, il suo fondale cambia in continuazione rivoluzionandone la fauna. Il commento sonoro di Piovani diventa protagonista nella sequenza centrale: all’ombra di un fitto pioppeto, tipico del paesaggio padano, riposa un clarinettista, forse Piovani stesso.
Il suo suono è bruscamente interrotto dal frastuono delle seghe elettriche, un gruppo di boscaioli taglia alcuni alberi, per poi riposarsi per la pausa pranzo con un panino. Interessante è il taglio generale del film, in cui mancano del tutto le interviste. Ciononostante si può assaporare quella lingua franca del fiume, che risente di diverse cadenze regionali, tra il Veneto, il Piemonte e l’Emilia Romagna.

 

 Torna l’inverno

Intorno a un tavolo è riunito un gruppo di amici. Vinicio si sposerà il giorno seguente e uno dei commensali recita una poesia a loro dedicata, in cui il fiume è metafora della bellezza e delle difficoltà che i novelli sposi affronteranno nel corso della loro vita insieme. Dopo il poeta dello sposalizio, torna l’inverno. La luce si fa opaca e all’orizzonte svetta una fiamma, al fianco di un martello meccanico che ciclicamente si ripete uguale a se stesso. Arriviamo nel delta e troviamo i pescatori di anguille, che dopo la battuta portano il pescato in cooperativa. Il raccoglitore di canne di Scardovari, intanto, porta il suo raccolto al cantiere navale, dove i maestri d’ascia piegano il legno per costruire le batane. Il film si conclude con questa esplicita informazione: “Il Po giunge al mare dopo aver raccolto i reflui di 15 milioni di abitanti a cui si aggiungono quelli provenienti dalle attività industriali e dagli allevamenti animali, per un totale di carichi inquinanti pari a quelli di una popolazione di 120 milioni di abitanti”.

 

Piccolo tesoro

Viaggio a Memoria è un catalogo visivo non solo per l’anno europeo dell’ambiente, ma un viaggio nel grande fiume che i latini chiamavano Eridano, alla scoperta dei suoi paesaggi incontaminati e delle culture secolari che lo abitano, una narrazione che si rinnova continuamente con lo scorrere dell’acqua. Un documentario di viaggio dove non manca una vena critica nei confronti dell’intervento dell’uomo ai danni della natura, sostenuto, oltre alla bellissima colonna sonora di Nicola Piovani, da una fotografia docile, che restituisce le tante sfumature di questo viaggio nel nord Italia. Merito di Maddaleni e Berardini, quest’ultimo storico direttore della fotografia che ha lavorato con tutti i più grandi del cinema italiano, da Fellini a Risi, passando per Monicelli, Lizzani e Leone.