cultura
settembre 2016

Obiettivo: mare profondo … a suon di musica!

Stefano Migliore

Continua la nostra rassegna dei filmati di importanti autori italiani dedicati allo sviluppo del settore energetico nel nostro Paese. In questo numero ci occupiamo di un‘opera documentaria realizzata per illustrare le ricerche di giacimenti di metano nello Stretto di Messina Dopo le valli padane e gli altri giacimenti nell’entroterra, negli anni ‘80 la ricerca del metano si spinge nelle acque del Mediterraneo. Verranno scoperti, al largo dell’Adriatico, alcuni importanti giacimenti. Sarà Rodolfo Errera a raccontare la vita su questi arcipelaghi artificiali poco distanti da Ravenna, soffermandosi su come gli uomini vivano questi ambienti surreali. Facciamo un passo indietro, tornando fino a metà degli anni settanta: l’eni è in piena fase di ricerca e sta testando le prime tecniche di installazione di stazioni di estrazione del gas naturale nelle acque del Tirreno, più precisamente nello stretto di Messina. Si tratta di una zona particolarmente interessante per la profondità dei suoi fondali e le condizioni geomorfologiche.

 

In Sicilia

Fabio Pellarin è incaricato di raccontare con un film queste fasi di ricerca. Lo sguardo di Pellarin, che ha sempre indirizzato le sue ricerche filmiche verso tematiche ambientali, ultime delle quali un progetto di cinque cortometraggi diretti insieme a Francesca Comencini, rimane interno a questa spedizione tecnica, mostrandoci senza particolare enfasi le sofisticate apparecchiature di rilevamento, i mezzi speciali per esplorare gli abissi del Tirreno.

Su internet

“Obiettivo Mare Profondo” è consultabile gratuitamente online sul sito EniStoria. Il documentario è impreziosito dalla colonna sonora originale composta ed eseguita da un ensemble diretto da Franco Ceccarelli, fondatore dello storico gruppo Equipe ‘84.


L’autore

Fabio Pellarin è autore insieme a Francesca Comencini di “Nuove Terre”, opera composta da cinque cortometraggi di tema ambientale pubblicati su www.nuoveterre.com. Il progetto si è aggiudicato il premio “Friuladria – Parco Colli Euganei”.


Collaborazioni precedenti

La coppia Pellarin – Comencini ha un illustre precedente. Pellarin collabora con Luigi Comencini, padre di Francesca, per la realizzazione del film per la Rai “L’amore in Italia”, un’inchiesta sui costumi sessuali dell’Italia di fine anni ‘70. Le interviste raccolte sono anche pubblicate da Arnoldo Mondadori Editore.

 

 

Sullo sfondo, il porto di Marsala sembra una città senza tempo, al largo della quale alcuni misteriosi mezzi tecnologici partono per esplorare gli abissi. Due anni di test e di ricerca per installare il “pontone Castoro 5”, che con l’ausilio di ben undici ancore collegate a delle molle, è in grado di comunicare gli spostamenti dovuti alla corrente marina. Una mareggiata impedisce all’equipe di varare il pontone, le onde del Tirreno fanno sembrare i natanti adibiti all’operazione nient’altro che barchette di carta, in balìa della tempesta. Dagli oceani mediterranei passiamo in interno, siamo ora in un laboratorio dove si stanno testando le barre che collegheranno il pontone con le profondità del mare. Qui il documentario cambia passo. È soprattutto grazie alla sapiente colonna sonora firmata da Franco Ceccarelli, fondatore dell’Equipe 84, che il documentario si anima, ora grazie al semplice accompagnamento, più spesso come contrappunto fondamentale.

 

 

Le musiche

È un piacere per gli appassionati ascoltare come Ceccarelli attraversi tutti gli stili che hanno caratterizzato una stagione musicale particolarmente fiorente e ricca di contaminazioni, quegli anni Settanta che hanno visto l’ascesa di una libertà creativa che ha gettato le basi di tutti i generi musicali che si avvicenderanno nelle mode dei decenni a venire, nessun escluso. Si alternano ritmi latino americani in stile Santana a momenti di puro funky e punte di musica colta progressiva, grazie ad un ensemble composito, dove spicca una notevole sezione fiati.

 

Obiettivo mare profondo ... a suon di musica! 2

 

Il nuovo millennio

I lavori procedono incessantemente, anche di notte. I guasti causati dalla tempesta sono stati arginati, si prosegue nell’istallazione con riprese subacquee molto suggestive. Il documentario si conclude con una sequenza dal sapore misterico. Mentre per l’intera durata del film abbiamo assistito a tutte le operazioni meccaniche di preparazione e installazione del pontone, operazioni in tutto e per tutto gestite dai tecnici e dagli operai della Saipem, in chiusura fa il suo ingresso quell’entità che oggi è entrata a tutti gli effetti nelle nostre vite: ingombranti computer, sotto la stretta sorveglianza dell’uomo, si tiene a precisare, saranno i principali testimoni e controllori del corretto funzionamento della stazione. Siamo in una stanza dalla luce innaturale, verde. Un uomo in abito scuro (forse l’unica cravatta di tutto il documentario), è in questa sala, circondato da monitor e cavi che entrano ed escono dai diversi dispositivi approntati. È la luce del nuovo millennio, è l’avvento della macchina pensante. Ma la musica, per fortuna, resta.