paesi del metano
maggio 2016

Non si ferma la crescita del metano in Europa

Leonardo Tancredi

Secondo Eurogas la ripresa economica e la novità del GNL contribuiscono a far crescere il mercato europeo del gas. L’Ucraina continua a giocare un ruolo centrale nei piani europei per la sicurezza energetica, nonostante la Russia abbia annunciato di voler interrompere entro i prossimi quattro anni la fornitura di gasIl consumo di gas nei 28 Paesi dell’Unione europea è cresciuto del 4% nel 2015, secondo le stime di Eurogas, l’associazione di categoria che rappresenta 43 compagnie di vendita e distribuzione. Si tratta di un aumento di 426 miliardi di metri cubi, che  rappresentano la prima crescita dopo quattro anni di cali. Eurogas addebita la crescita dei consumi all’aumento delle importazioni di gas liquido, che in Italia sono cresciute di un terzo e nei Paesi Bassi raddoppiate.

Ad incidere su questa situazione sono stati anche altri fattori; su tutti la ripresa economica. E’ stato proprio questo il motivo per cui in Repubblica Ceca e in Slovacchia nel 2015 è salita la domanda di gas per uso industriale. Anche l’utilizzo del gas naturale compresso per autotrazione in Repubblica Ceca è cresciuto, con una percentuale molto alta, e cioè il 46%.

 

Conflitti in corso

Si tratta di dati confortanti per l’industria del metano, nonostante continui l’erosione di quote di mercato dell’energia causata dal basso costo delle importazioni di carbone. Secondo Eurogas questi dati confermano la capacità del mercato del gas naturale di gestire le fluttuazioni della domanda di riscaldamento, mentre dal punto di vista ambientale il metano va efficacemente incontro agli obbiettivi di abbattimento di emissioni dei veicoli imposto dell’Ue per il 2020.

Uno scenario tutto sommato positivo in un contesto europeo complesso, turbato dal conflitto russo-ucraino che dall’aprile del 2014 ha avvolto nell’incertezza il futuro energetico continentale. Nonostante la Russia abbia annunciato di voler interrompere nei prossimi quattro anni la fornitura di gas ai clienti europei attraverso l’Ucraina, Kiev continua a giocare un ruolo centrale nei piani europei per la sicurezza energetica. Nel corso delle celebrazioni del ventesimo anniversario dell’Inogate (programma di cooperazione energetica tra Unione europea e i Paesi costieri del Mar Nero e del Mar Caspio), Volodymyr Demchyshyn, ministro dell’Energia ucraino ha rimarcato l’importanza di investimenti stranieri nel sistema di transito del metano nel proprio Paese. Secondo il ministro questa potrebbe essere la chiave per incoraggiare l’ex Repubblica sovietica a usare i gasdotti ucraini anche dopo il 2020. Demchyshyn ha dichiarato che la rete ucraina era in grado di condurre 150 miliardi di metri cubi all’anno, mentre oggi ne transitano solo 60.

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In Ucraina

L’intervento di investitori internazionali è visto a Kiev come la mossa risolutiva per ridare efficienza alle infrastrutture nazionali e ricomporre la frattura con i potenti vicini russi. L’Ue, dal canto suo, per bocca di Maros Sefcovic, vice-presidente della Commissione europea e Commissario europeo per l’Unione energetica, ha riconosciuto l’importanza strategica delle riserve di gas ucraine (32 miliardi di metri cubi, secondo quanto dichiarato dallo stesso ministro ucraino durante il meeting europeo). Per essere considerata un partner affidabile e svolgere il ruolo centrale  cui ambiscec, però, l’Ucraina deve fare grandi passi avanti nelle riforme all’interno del Paese. Non solo efficienza energetica quindi, ma anche un mercato trasparente con regole chiare e garantite dalla corruzione oggi dominante.

Consumi in crescita

Nel 2015 il consumo di metano nei Paesi dell’Unione Europea è stato di 426 miliardi di metri cubi, il 4% in più rispetto al 2014 . Si tratta del primo segno positivo dopo quattro anni di cali. In Italia sono aumentate di un terzo le importazioni di gas liquido; in Repubblica Ceca l’utilizzo del gas naturale compresso per autotrazione è cresciuto del 46%.

A fare eco a questo appello alle riforme sono state le parole di Mark Rollins presidente di Ukrnafta,  maggiore gruppo produttore di gas e petrolio del Paese, durante l’Ukrainian Gas Investment Forum dello scorso 23 marzo. Riforme in senso liberale sono la ricetta suggerita da Rollins: “Abbiamo bisogno di cambiamenti legislativi per rendere più facile stringere patti di collaborazioni con partner internazionali. Ne trarrebbe giovamento l’intera industria e crescerebbe la domanda di produzione in Ucraina.”

 

Qualcosa si muove

Dal canto suo il gigante nazionale russo Gazprom ha mosso i suoi pezzi sullo scacchiere internazionale. Il primo aprile a San Pietroburgo, Alexey Miller, Ceo di Gazprom, ha incontrato il suo omologo dell’austriaca OMV per sviluppare gli accordi di collaborazione stipulati nei sei mesi precedenti. Al centro dell’incontro una scambio tra blocchi di depositi siberiani e asset off shore di OMV in Norvegia e Regno Unito. Nelle dichiarazioni ufficiali le due compagnie hanno puntato l’attenzione soprattutto sulla ricerca e gli scambi di tecnologia, ma è bene ricordare che il gruppo austriaco è tra i firmatari di un accordo, insieme ad altri quattro partner, per la costruzione del Nord Stream 2 il gasdotto baltico sottomarino. Le esportazioni di gas russo verso Europa e Tuchia (escluse le ex repubbliche sovietiche) nel primo trimestre del 2016 hanno registrato un segno positivo, + 28% rispetto allo stesso periodo del 2015, con il mercato britannico che in questa fase sta scalzando il primato di quello tedesco per le importazioni dalla Russia. Il legame tra Russia e Paesi dell’Ue per la fornitura del gas naturale resta dunque ancora molto solido.

 

Oltre l’Europa

Ma la Russia non guarda solo all’Europa: la Gazprom è stata tra le prime compagnie nazionali a opzionare accordi commerciali con l’Iran (attualmente il Paese leader per il consumo di metano per autotrazione) in vista della fine della sanzioni internazionali; la collaborazione riguarderà soprattutto i progetti di liquefazione del gas e in generale esplorazione di giacimenti e produzione.

L’idea di una “Unione energetica”, un progetto per il quale la Commissione sta ponendo le basi, potrebbe colmare le lacune di programmazione, condivisione di obbiettivi strategici, creazione di un comune mercato interno e regolamentazione che oggi vive l’Unione Europea. Basterebbe pensare ai vantaggi derivanti dalla condivisione di risorse dei diversi territori e delle tecnologie esplorative e produttive oppure dall’azione di un soggetto unitario nella definizione delle priorità rispetto all’ambiente e alla crescita economica sostenibile. Il ruolo del metano in uno scenario di “Unione energetica” non potrebbe che essere rafforzato e i 28 Paesi dell’Ue sarebbero maggiormente garantiti dall’instabilità politica che percorre oggi il continente.