i paesi del metano
febbraio 2017

Metano in Usa: le condizioni per la crescita

Piero Evangelisti

Negli Stati Uniti i veicoli a metano sono al momento poco diffusi e poco conosciuti. Anche nei grandi saloni automobilistici americani. A Los Angeles e a Detroit, la loro presenza non è ancora soddisfacente. Eppure le condizioni per una crescita ci sono: qualcosa si sta già muovendoLa stagione dei grandi saloni internazionali dell’automobile si chiude e si apre negli Stati Uniti, a novembre con il Los Angeles Auto Show e a gennaio con il salone di Detroit, il North American International Show. Fra i due, da qualche anno, è andato via via assumendo un ruolo sempre più importante il Consumer Electronics Show di Las Vegas che rimane tuttavia un evento dove vengono mostrate tecnologie che sull’automobile troveranno posto in futuro.

 

 

Agli antipodi

Los Angeles e Detroit, Hollywood e Motor City, California e Michigan sono gli emblemi di due visioni di mobilità totalmente diverse. Da una parte lo stato alfiere dell’ecologia dove nasce, a Palo Alto, il fenomeno delle elettriche di Tesla, dall’altra lo stato e la città che rimane tuttora la capitale, seppur appannata, dell’automobile americana dove V6 e V8 a benzina continuano ad essere i motori preferiti. A guidare da anni la classifica dei veicoli più venduti in Usa ci sono costantemente i grandi pick-up e si può dire che gli automobilisti americani stiano dalla parte di Detroit. Una tendenza che viene rafforzata quando il costo della benzina continua a scendere come è accaduto negli ultimi anni, A scoraggiare un cambio di carburante è poi arrivato il dieselgate, nato in Usa e poi estesosi all’Europa in una ramificazione che non ha ancora smesso di germogliare. Al di là dei trucchi elettronici sulle emissioni, l’ostilità al gasolio per vetture e Suv è un sentimento radicato in un grande Paese che si preoccupa soprattutto delle emissioni di particolato e ossidi di azoto e non di quelle di CO2, difficili da contenere sui grandi motori a benzina. Questa tendenza, secondo molti osservatori politici e economici, dovrebbe rafforzarsi con il nuovo presidente Trump che ha già dimostrato di non credere nei cambiamenti climatici causati dai gas a effetto serra come l’anidride carbonica. E poi c’è il suo invito ad acquistare made in Usa mentre le auto a gasolio vengono quasi tutte dall’Europa o, come nel caso del pick-up Ram e del Suv Jeep Grand Cherokee di FCA, montano un propulsore europeo.  

 

 

E il metano?

Davanti a questo scenario ci si poteva aspettare che ai saloni dell’auto, soprattutto quello di Los Angeles, cominciassero ad affacciarsi modelli a gas naturale, il carburante che non produce particolato, ha bassissime emissioni di azoto e minori emissioni di CO2 rispetto a un benzina, un tipo di alimentazione che l’Epa (la potente agenzia che si occupa dell’ambiente) e la Carb (ente analogo californiano) hanno sempre premiato (per esempio consentendo alle vetture a gas di circolare liberamente sulle sempre sgombre corsie riservate alle car pool). E invece non è stato così anche se costruttori premium come Audi – che a Detroit ha svelato il concept del gigantesco Q8, l’ammiraglia dei Suv con i quattro anelli – stanno inserendo nelle loro gamme sempre più modelli. La nuova Audi A5 Sportback, ora offerta anche in versione bifuel in Europa, è, per esempio, un modello molto gradito al pubblico americano. Fra Europa e Stati Uniti (che a livello progettuale di impianti sono impegnati da molti anni con aziende come la Westport) ci sono comunque differenze sotto il profilo dei vantaggi economici del metano perché oltreoceano il metano non ha prezzi diversi fra l’uso domestico e l’uso per autotrazione e il risparmio, rispetto alla benzina che costa 2,35 dollari al gallone (=3,8 litri), è molto limitato. Come accade in Europa, un problema del gas naturale rimane quello della reperibilità, anche se negli Stati Uniti esistono apparecchi, omologati, da collegare all’impianto del gas di casa che consentono un facile rifornimento. In Usa ci sono 937 stazioni per il CNG e 83 per il metano liquefatto LNG. Delle prime, 20 sono lungo la baia di San Francisco, altrettante nell’area di Los Angeles, 39 nello stato di New York ma anche in Texas, lo stato del petrolio, è possibile rifornirsi con una discreta facilità.

 

 

Poche auto, tanti truck

I costruttori, anche dopo la crisi del gas estratto col procedimento del fracking, impopolare e divenuto antieconomico rispetto al basso prezzo del greggio, continuano dunque a non portare ai saloni nuovi modelli a gas naturale. La lista delle vetture bifuel disponibili rimane dunque esigua: Honda Civic Natural gas (monovalente pura, viaggia esclusivamente a CNG), la popolare berlina Chevrolet Impala (bifuel), il pick-up Silverado sempre di Chevrolet (bifuel),i van General Motors delle serie Savana e Express (monovalenti) e il pick-up Ram 2500 Dual Cab di FCA (bifuel). Più ampia è l’offerta per i veicoli pesanti, gli heavy duty, offerti con impianto installato in fabbrica (LNG o CNG bifuel): da Freightliner a Volvo, da Mack a Kenworth e Peterbilt. La tendenza, fra i veicoli industriali, è di crescita perché sono sempre più numerose le grandi compagnie di autotrasporto che, come nel recente caso del gigante FedEx, hanno scelto di passare al metano per i loro mezzi. Anche per bus e pullman l’offerta è crescente. Tornando alle autovetture, qualcosa potrebbe cambiare se le Case europee puntassero di più sulle peculiarità ecologiche dei loro modelli a metano, le stesse che venivano sottolineate dei motori a gasolio alle quali gli automobilisti americani, dopo il dieselgate, sono oggi poco propensi a credere.