i paesi del metano
settembre 2016

L’ascesa del metano nel paese dei tuk tuk

Leonardo Tancredi

In Thailandia l’opzione metano per far fronte all’emergenza ambientale e abbattere i costi dei carburanti tradizionali ha una storia trentennale, ma solo negli ultimi dieci anni si è verificato un vero sviluppo grazie anche alle politiche energetiche stataliL’obiettivo di rendere più respirabile l’aria fortemente inquinata della sua capitale Bangkok, l’alto costo del petrolio e l’obbiettivo di una maggiore indipendenza energetica hanno indotto il governo della Thailandia a promuovere l’uso del metano per autotrazione sin dagli anni Ottanta. In principio si è trattato più che altro di intenzioni in principio, ma gradualmente, nel corso degli anni ’90 e soprattutto all’inizio del nuovo millennio, le politiche energetiche thailandesi hanno ricevuto un impulso decisivo verso il gas naturale. Oggi il Paese del Sudest asiatico è il quinto stato del continente per diffusione di veicoli a metano, nono nel mondo, grazie ai 466.845 mezzi circolanti, che rappresentano poco più del 2% della flotta mondiale. I veicoli sono in maggioranza autovetture e veicoli commerciali leggeri, ma il numero di autobus (17.167) e di autotreni (54.545) non è trascurabile.

 

Dal 2003

Dopo il tentativo del 1997, in piena crisi economica, di sostituire i più costosi e inquinanti carburanti tradizionali con il metano, a partire dal 2003 il governo thailandese ha lanciato una vera offensiva per mettere a frutto l’abbondante disponibilità di gas naturale. L’opzione metano ha faticato a prendere piede a causa soprattutto della forza del Gpl, favorita dal basso costo di questo carburante e dai costi di conversione più bassi rispetto alle conversioni a metano. La spinta significativa è arrivata con la costruzione di una rete di stazioni di rifornimento ad opera della compagnia energetica di stato PTT, grazie a un finanziamento di 150 milioni di dollari erogato nel 2008. In quell’anno, gli automobilisti thailandesi hanno risposto all’aumento del costo del petrolio con l’acquisto di 40.000 automobili e autotreni a metano in sei mesi. Ciò nonostante la competitività del Gpl soprattutto nei costi di conversione ha frenato lo sviluppo del metano che solo nel 2011 ha visto quasi raddoppiare il numero di veicoli a gas naturale in circolazione, passati da 162mila nel 2009 a 300mila unità. Una crescita che ha riguardato più l’acquisto di mezzi originali che le conversioni.

Un altro nodo che le autorità dell’energia thailandesi hanno dovuto sciogliere è stato l’inadeguatezza della rete di gasdotti sul territorio. Per raggiungere aree rimaste scoperte dalla fornitura, PTT ha escogitato tre soluzioni a basso costo: sono state installate pompe di metano liquido, impianti di biometano compresso ed è stata stretta un’alleanza con la compagnia di trasporto marittimo Family Transportation per convertire a gas naturale le barche-taxi.

 

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Le vetture

In questa fase espansiva registrata nel 2012 sul suolo tahilandese operavano 10 case automobilistiche che hanno accettato la sfida del mercato emergente del metano: Chevrolet, Hino, Hyundai, Isuzu, Kia Motors, Mercedes Benz, Mitsubishi, Proton, Tata Motors, Toyota. A luglio del 2013 anche Nissan ha concretizzato l’interesse per la favorevole situazione del mercato thailandese presentando il suo primo pick up bi-fuel a metano, il Navara CNG (motore a quattro cilindri QR25DE di 2,5 litri, 154 cavalli a 5.200 giri con una coppia massima di 242 Nm a 4.400 giri al minuto), seguito dal modello berlina Sylphy CNG. “La domanda crescente di veicoli a metano in Thailandia ha creato nuove opportunità per Nissan – ha dichiarato Hiroyuki Yoshimoto, presidente di Nissan Motor Thailand in una nota della compagnia – Con queste performance rilevanti, più spazio all’interno e una grande efficienza energetica, siamo fiduciosi negli ottimi risultati che farà registrare la versione a gas naturale della NV350 Urvan”. Nel 2014 è stato il turno della Honda di presentare il suo modello Honda City NGV, un modello sportivo e con interni spaziosi.

 

Investimenti

L’espansione del metano per autotrazione, sostenuta dal governo locale, ha attirato gli investimenti anche degli operatori del settore delle infrastrutture. Il 2016 si è aperto con l’annuncio di SCN, compagnia attiva nel mercato dei veicoli e dei rifornimenti, di investire circa 200 milioni di bath (poco più di 5 milioni di euro) nell’acquisizione di almeno tre stazioni di rifornimento diventando così il secondo più grande fornitore di metano nel Paese. I movimenti di SCN sul mercato sono una risposta positiva alle politiche di apertura agli investitori privati in questo settore dopo anni di monopolio statale. Allo stesso tempo il costo del metano è stato vincolato alle fluttuazioni del prezzo del petrolio ma entro un range fissato dal governo. Come ha commentato Littee Kitpipit, direttore esecutive e direttore del marketing di SCN, “finché le fluttuazioni terranno il prezzo del gas naturale al 50% dei derivati del petrolio gli investimenti saranno vantaggiosi per le imprese e per i consumatori”.

In Thailandia il metano alimenta i motori di ogni tipo di veicoli dalla automobili private, agli autobus, agli autotreni, passando per i mezzi marittimi e i famosi tuk tuk, i cosiddetti “tre ruote” che in quell’esotico angolo del pianeta sono una specie di simbolo. Dal 2006 anche per loro è partita una massiccia conversione a metano per rendere più pulita l’aria di Bangkok.