tecnologia
febbraio 2016

Gnl e biometano, il futuro è adesso

Mino De Rigo

Gas naturale liquido e biometano non sono più solo due risorse importanti in prospettiva ma possono già da oggi assumere un ruolo di primo piano nel quadro delle fonti energetiche. Il mercato attende di mettere il turboProle d’ordine, sviluppo, interconnessione e integrazione. Con norme regolatorie e standard tecnici comuni, infrastrutture di filiera e interconnessione a procedere di pari passo, nell’intento di accelerare lungo il percorso già stabilito in Europa e imboccato dal nostro Paese: da un lato per il Gnl (Gas naturale liquefatto), dall’altro per il biometano, oggi più che mai sotto la lente come binomio energetico capace di portare grandio benefici. Sia per superare i rischi di dipendere prevalentemente da un ridotto numero di fonti di approvvigionamento in uno scenario geopolitico sempre in divenire, sia per raggiungere i target di sostenibilità ambientale prefissati dall’Ue. Quel 20-20-20 ormai ripetuto ossessivamente, a ricordare, oltre all’obiettivo di incremento dell’efficienza energetica, la programmata riduzione dei gas serra e la quota attesa di energia prodotta da fonti rinnovabili sul consumo comunitario totale (per l’Italia è il 17%) entro il 2020..

 

Traguardi italiani

E ancora, il traguardo già fissato dal nostro Paese che consiste nel portare al 10% entro il 2022 la percentuale di biocarburanti usati nei trasporti, di cui almeno il 2% rappresentato da biocarburanti avanzati. Come il biometano, derivato dal biogas che si ottiene dalla decomposizione di sostanze organiche, dai liquami zootecnici ai sottoprodotti agroindustriali. Detta percentuale è rivedibile a partire dal 2018 in base all’effettiva disponibilità sul mercato e allo sviluppo tecnologico. In questo quadro s’inserisce il nuovo regolamento pubblicato dal Gestore dei Servizi Energetici per la produzione e la distribuzione extra rete di biometano destinato all’autotrazione e agli impianti di cogenerazione. Si tratta di norme procedurali che definiscono gli incentivi a produrre per la vendita diretta, ma che al momento impediscono di fatto l’immissione nella rete gas. Una volta chiuso il cerchio, per gli impianti agricoli che producono biogas  e biometano e soprattutto per la strategia di progressiva decarbonizzazione orientata all’economia circolare, l’orizzonte appena schiuso diverrà assai più ampio. Non solo perchè l’Italia vanta capacità e tecnologie per trasformare scarti e rifiuti organici, ed è già il terzo produttore mondiale di biogas dopo Germania e Cina con oltre 2 miliardi di mc e 8mila Gwh di energia elettrica generata annualmente, ma anche perché si stima che il biometano, pressoché inesauribile laddove prodotto col riutilizzo dei rifiuti, potrebbe coprire oltre un quinto del fabbisogno energetico nazionale rispettando peraltro gli obiettivi di riduzione della CO2.

 

FCA: dai rifiuti energia a portata di mano

Alfiere del gas naturale fin dalla prima ora, il gruppo FCA vanta un indiscusso primato europeo con un venduto di oltre 650mila vetture e furgoni alimentati a metano, che si sommano ai quasi 14mila mezzi a marchio Iveco e Iveco Bus, ora brand di Cnh Industrial. E oggi che il biometano si annuncia come il carburante ecologico d’elezione, che le auto possono bruciare senza modifiche, alla stessa stregua del metano fossile, spinge forte sull’acceleratore. A partire da una nuova fase del progetto Biomethair, sviluppato dal Centro ricerche Fiat in collaborazione col Politecnico di Torino, EnviPark e altri 19 partner, che ha portato alla prima auto che va a spazzatura, alimentata con il biogas generato da rifiuti organici opportunamente raffinato: una Fiat Panda con motore bicilindrico TwinAir ottimizzato per l’alimentazione a metano e munita di un’apposita gestione energetica per ridurre ulteriormente consumi ed emissioni. E poi, dopo l’intesa tra FCA e Cnh Industrial per la promozione congiunta del biometano, un nuovo progetto che vede partecipi entrambi in accordo con la multiutility Egea, lanciato nel corso dell’ultimo Forum mondiale sullo sviluppo economico locale svoltosi a Torino, per promuoverne la produzione sostenibile e l’utilizzo per l’autotrazione. Tutto ciò, con un ampio corollario di iniziative dimostrative a coinvolgere l’intera gamma a metano. 

 

Investimenti consistenti

Inoltre, la filiera del biogas e del biometano, stando alle proiezioni del Cib (Consorzio italiano biogas), potrebbe attrarre in un quadriennio investimenti superiori ai 2 miliardi di euro, creando almeno 13mila nuovi posti di lavoro. L’altra faccia della stessa moneta spendibile sul fronte della sostenibilità, come pure a beneficio della diversificazione e della flessibilità di approvvigionamento, è lo sviluppo del Gnl, su cui l’Europa scommette come risorsa energetica del futuro, come carburante principe per navi e camion, lavorando ormai da un quadriennio alla pianificazione di una rete distributiva continentale articolata attorno a un insieme di stazioni di servizio e stoccaggio nei porti marittimi nonché all’infrastruttura terrestre formata dai cosiddetti corridoi blu, le rotte europee a lunga percorrenza e di maggiore transito commerciale. E anche il governo italiano si è da tempo impegnato nello sviluppo di un piano strategico nazionale per il Gnl. Che di fatto rappresenta una spalla ideale per i carburanti rinnovabili sia nell’ambito dei trasporti che per l’uso industriale e domestico non solo perché genera meno emissioni ma anche poiché tutti i Paesi esportatori (oggi una ventina, Qatar in testa) vantano una facile accessibilità via mare. E pure nella prospettiva della sicurezza delle forniture, l’obiettivo è far crescere ben oltre l’attuale 10% la percentuale di gas naturale che giunge in Europa come Gnl.

 

Hub europeo

Uno scenario del quale l’Italia, secondo Confindustria, potrebbe avvantaggiarsi svolgendo un ruolo di hub europeo, affiancando i due esistenti in Olanda e Gran Bretagna: da un lato per la sua posizione geografica, l’ampia diversificazione delle forniture e la contestuale crescita della produzione nazionale, che nel 2020 dovrebbe contare su 12 miliardi di mc di gas annui cui potrebbero aggiungersi entro il 2024, stando alle stime di Snam, oltre 5 miliardi di mc di biometano, il doppio di quanto prodotto oggi; dall’altro per via di una rete gas tra le più avanzate, un’infrastruttura che annovera 290mila km di gasdotti, stoccaggi per 17 mld di mc e tre terminali Gnl, un mercato di grandi dimensioni (il terzo nell’Ue) e una domanda con sicure prospettive di crescita, che può includere tra gli acquirenti Austria, Svizzera, Paesi balcanici e pure Francia e Germania meridionale. Una convergenza di fattori e di interessi grazie alla quale accendere la miccia del boom, in un mercato che nel settore dell’autotrazione, con 1.100 distributori stradali, 980mila veicoli a metano e un giro d’affari di 1,7 miliardi, vede l’Italia stabilmente in pole position europea. Anche perché oltre due terzi della tecnologia di settore venduta nel mondo è tricolore. E in prima fila resta pure per scongiurare il rischio di una direttiva europea che, allo scopo di equiparare la fiscalità minima dei carburanti, si applichi al gas naturale bagnandone irrimediabilmente le polveri.