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febbraio 2017

FCA, Iveco e Snam: Memorandum per raddoppiare i distributori

Monica Dall’Olio

FCA, Iveco e Snam hanno firmato un Memorandum per lo sviluppo del gas naturale come carburante alternativo ed ecocompatibile. E grazie a una lettera d’intenti di Snam e Api, fino a 150 punti vendita saranno dotati di erogatori di metanoIl sodalizio tra i maggiori operatori del settore gas, unito all’appoggio delle istituzioni, è fondamentale per lo sviluppo del metano per autotrazione in Italia. Ben vengano quindi gli accordi recentemente firmati da attori leader sul mercato quali FCA, Iveco, Snam e Api. Un’ampia offerta di modelli alimentati a gas, insieme a una rete di distributori più capillare sono gli ingredienti giusti per assicurare al metano il futuro che merita, anche alla luce dei progressi del rinnovabile biometano. Si tratta di iniziative particolarmente significative proprio ora che diventa realtà la direttiva Dafi per lo sviluppo di una rete europea per i combustibili alternativi.

 

 

L’accordo
FCA, Iveco e Snam collaboreranno per accelerare l’ulteriore sviluppo del metano per autotrazione – o Cng, Compressed Natural Gas – alternativa immediatamente disponibile e più sostenibile rispetto ai carburanti tradizionali, in grado di generare importanti benefici ambientali ed economici per consumatori, imprese e pubblica amministrazione. Obiettivi, il raddoppio della rete di distribuzione, per superare quota 2.000 e un parco circolante di 3 milioni di veicoli.
È quanto previsto nel Memorandum of Understanding sottoscritto lo scorso ottobre alla presenza dei Ministri dello Sviluppo Economico Carlo Calenda e delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio. “Gas naturale, eccellenza nazionale” è lo slogan che campeggiava alle spalle dei firmatari: Alfredo Altavilla, Chief Operating Officer di FCA Region Emea, Pierre Lahutte, Brand President Iveco e Marco Alverà, Chief Executive Officer di Snam. Uno slogan meritato. Forte di una tecnologia consolidata e all’avanguardia, l’Italia è il primo mercato europeo per i consumi di metano auto, oltre 1 miliardo di metri cubi nel 2015, con una filiera industriale che rappresenta un’eccellenza tecnologica e ambientale riconosciuta a livello mondiale. Il quadro è completato dalla rete di metanodotti più estesa d’Europa: oltre 32 mila chilometri.

L’impatto dell’accordo FCA, Iveco e Snam

Sono quattro le dimensioni cruciali per il Paese sulle quali l’impiego del gas naturale per autotrazione potrà avere un forte impatto secondo Marco Alverà, Chief Executive Officer di Snam. A partire da quella ambientale. “Mentre Londra e Parigi riflettono su come bandire il diesel dai loro centri città, ma ancora non hanno idea di come fare – osserva Alverà – in Italia il gas naturale è già una risposta concreta e di immediato utilizzo e beneficio.”
Una soluzione che presenta risvolti sociali importanti: “Una famiglia che passa a un’auto a metano risparmia 800€ all’anno, che corrisponde più o meno alla riduzione di spesa media di una famiglia a causa della crisi. Se facciamo un calcolo sui tre milioni di auto a metano, questo vale circa due miliardi di euro di risparmio annuo.”
Veniamo poi alla dimensione industriale: “Oltre all’indotto della filiera automobilistica, c’è anche un’importante ricaduta su tutta la filiera del metano e del biometano. Da un lato, ci saranno oltre 1 miliardo di euro di investimenti diretti sull’infrastruttura di distribuzione, dall’altro un’importante spinta in innovazione e ricerca.” E lo sviluppo della filiera del biometano potrà contribuire “per smaltire rifiuti urbani “ e “supportare l’intera filiera agricola.”
Ultima ma non meno importante la dimensione energetica: “Siamo il Paese con più connessioni al mondo, direttamente collegati con 7 paesi produttori. Oggi il gas naturale incide per il 30% dei nostri fabbisogni energetici, un buon dato rispetto ad altri Paesi che usano il nucleare e più carbone di noi. Per combattere il riscaldamento globale e implementare gli accordi di Parigi, oltre allo sviluppo delle rinnovabili, il mondo deve sostanzialmente usare più gas e meno carbone per produrre elettricità e più gas e meno diesel per le strade.”

 

Con il contributo di tutti
FCA e Iveco puntano a sviluppare ulteriormente le loro gamme di veicoli a gas naturale . La prima è leader nel campo delle tecnologie Cng e propone attualmente dodici modelli a metano. Iveco possiede una gamma completa sia Cng sia Lng (Liquefied Natural Gas), dal commerciale leggero Daily all’autobus urbano Urbanway, al nuovo Stralis Lng per trasporto merci a lungo raggio. Snam, player europeo nella realizzazione e gestione delle infrastrutture per il mercato del gas naturale, investirà circa 200 milioni di euro nei prossimi 5 anni per favorire lo sviluppo degli impianti di rifornimento.

 

I benefici economici
Si stima che la realizzazione del piano comporterà un impatto diretto di circa 1,5 miliardi di euro per la tecnologia a gas naturale prodotta in Italia e oltre 1 miliardo di investimento per le infrastrutture di distribuzione, con evidenti benefici anche in termini occupazionali. Per i consumatori attesi risparmi fino a 800 milioni in 5 anni. Il settore del gas naturale per autotrazione vanta già oggi un fatturato di 1,7 miliardi l’anno e circa 20 mila addetti.

 

La lettera di intenti Snam Api
Instaurare un rapporto di collaborazione per realizzare fino a 150 nuovi impianti all’interno della rete di punti vendita IP del Gruppo Api, favorendo l’offerta di carburanti alternativi a basse emissioni come il gas naturale.
E’ l’obiettivo della lettera di intenti recentemente firmata. L’impegno di Snam, si legge in una nota, si inserisce nel più ampio contesto della direttiva europea Dafi. La rete di 3.000 punti vendita Api, che copre tutto il territorio nazionale, consentirà “di individuare le aree più adatte alla realizzazione delle nuove stazioni, offrendo una scelta diversificata di carburanti in una rete sempre più competitiva nei prezzi e rispettosa dell’ambiente”.

Cerutti (FCA): “CNG, una tecnologia chiave per il futuro”

Per commentare l’accordo tra FCA, Iveco e Snam abbiamo rivolto alcune domande a Virgilio Cerutti, Head of Business Development Central Coordination in FCA, che parte con una premessa e termina esaminando un aspetto geopolitico.
“Questo accordo lo abbiamo fatto anche nell’ambito della direttiva Dafi, che interessa tutti i Paesi dell’Unione, per definire quella che sarà la strategia per i carburanti alternativi per i prossimi 10 anni. Il punto di partenza, dal punto di vista degli alternative fuels, è che in Europa l’Italia è il Paese più all’avanguardia. In un momento come quello attuale che vede nuove teorie economiche che si ispirano al protezionismo, mi riferisco ad esempio alla Brexit, o agli Stati Uniti, noi siamo un’azienda trasversale e globale. Visto però che siamo anche un’azienda profondamente italiana, ci teniamo a valorizzare il fatto che questa tecnologia è stata sviluppata in Italia e con risultati concreti. E’ importante diffondere la consapevolezza di quello che rappresenta questo know how a livello di Paese, un know how che genera ed esporta Pil.”

Il primo passo dopo l’accordo?
“Il programma è estremamente articolato, in quanto coinvolge tre tipi di soggetti: chi fa i veicoli, chi fa infrastrutture e distribuisce e produce il combustibile e tutto l’apparato regolatorio. L’Italia ha una buona esperienza di cooperazione tra questi player e la Dafi ha fornito linee guida importanti anche per definire il prossimo step, pur in un’ottica di lungo periodo.
L’accordo prevede il raddoppio delle stazioni di servizio Cng, fino a oltre 2 mila nei prossimi 10 anni in coerenza con la Direttiva Dafi, con un obiettivo di crescita del parco circolante fino a oltre 3 milioni di veicoli. Con Snam ci stiamo confrontando per coordinare quella che può essere la distribuzione dei veicoli con il raddoppio dell’infrastruttura, tenendo conto della tempistica necessaria. Il prossimo step consiste nell’iniziare a realizzare il completamento della rete, perché oggi abbiamo una grande concentrazione in regioni che eccellono come l’Emilia Romagna e altre nella quali è incompleta”.
Ci sono già in cantiere ampliamenti della gamma?
“Sicuramente quella del Cng è per noi una tecnologia chiave di alternative fuel, anche per rispondere alle normative di emissioni europee e quindi continueremo a svilupparla, con l’obiettivo di adottarla su veicoli commerciali e passenger car della nostra gamma futura ed attuale”.

Quali sono i benefici ambientali ottenibili?
“Come dicevo in parallelo al raddoppio della rete abbiamo ipotizzato fattibile triplicare il numero di veicoli circolanti in Italia, replicando quanto avvenuto negli ultimi 10 anni: siamo passati da 550 a 1.100 distributori, e da 300mila a 1 milione di veicoli. Nei prossimi dieci anni vogliamo utilizzare gli stessi moltiplicatori, aggiungendo, in sostanza, due milioni di mezzi. Ragionando su questo numero, in un’ottica di sostituzione, questo significherebbe circa il 40% in meno di emissioni di CO2, il 94% di NOX e il 95% di PM. Abbiamo anche stimato 200mila veicoli commerciali, per i quali le diminuzioni sarebbero rispettivamente del 10, 35 e 95 %.
Una riduzione delle emissioni significativa ma soprattutto realizzabile. Partendo da una visione pragmatica, per cui abbiamo lanciato negli Stati Uniti la Chrysler Pacifica Hybrid, in Israele un veicolo che usa metanolo e in Brasile siamo leader per i veicoli a bi-fuel.
Un approccio che si basa su dati oggettivi, cosa che non sempre avviene. E’ il caso ad esempio di altre tecnologie come il puro elettrico, la cui diffusione è difficilmente realizzabile nel medio periodo anche in presenza di incentivazione.
Sempre in tema di impatto ambientale, stiamo lavorando per la diffusione del biometano, ad esempio con il Gruppo Cap che raccoglie le acque reflue di Milano, con Acea ed Egea per i rifiuti urbani, animali e agricoli. Da questi scarti viene prodotto il carburante, identico al metano tradizionale, che consente un ulteriore abbattimento delle emissioni. Si affianca così un’energia pulita, equiparabile all’elettrica prodotta con fonti rinnovabili, a una tecnologia matura con una distribuzione comunque capillare a un costo accessibile”.