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settembre 2017

Eni e Snam, un patto per il metano

Monica Dall’Olio

Mobilità sostenibile. La società del cane a sei zampe e quella che gestisce i gasdotti firmano per lo sviluppo delle stazioni di rifornimento a metano in Italia. Un metano sempre più pulito, grazie alle prime immissioni in rete del rinnovabile biometano: le richieste dei produttori sono già più di 300Correva l’anno 1989 quando il fortunato slogan “Il metano ti dà una mano” aveva grande notorietà. Si tratta di uno slogan quanto mai vero oggi, con il gas naturale – anche rinnovabile – al centro di importanti provvedimenti quali la direttiva Dafi per lo sviluppo delle infrastrutture dei carburanti alternativi e la Sen (Strategia Energetica Nazionale). E oggi, per consentire un più armonico  sviluppo della rete, arriva la firma di un accordo quadro, protagonisti Eni e Snam, che prevede una partnership per realizzare nuovi impianti di gas naturale compresso (compressed natural gas – Cng) e liquefatto (liquefied natural gas – Lng) all’interno della rete nazionale di distributori Eni. Hanno firmato il documento l’AD di Snam Marco Alverà e il Chief Refining & Marketing Officer di Eni Giuseppe Ricci.

 

da sinistra: Marco Alverà, AD di Snam e Giuseppe Ricci, Chief Refining & Marketing Officer di Eni

 

Gli impegni

Per entrambe le società l’accordo quadro rientra tra le iniziative per promuovere la mobilità sostenibile.

Snam prevede un investimento di 150 milioni di euro entro il 2021 per realizzare fino a 300 nuovi distributori di metano, al fine di supportare lo sviluppo degli impianti per il rifornimento di gas naturale e la loro diffusione più equilibrata nelle diverse regioni del Paese, migliorando anche la qualità del servizio di erogazione agli utenti. Eni intende invece rafforzare ulteriormente la sua offerta a basso impatto: su una rete di 4.400 impianti, 3.500 erogano Eni Diesel+, il diesel premium con il 15% di componente rinnovabile prodotta da oli vegetali presso la bioraffineria di Venezia, mentre circa 1.000 impianti erogano Gpl e metano (di cui 2 Lng e 180 Cng).

 

Gas naturale eccellenza nazionale

L’accordo quadro e i successivi contratti applicativi daranno ulteriore impulso alla filiera industriale del gas naturale nel settore trasporti che, fanno notare Eni e Snam,  rappresenta un’eccellenza tecnologica e ambientale riconosciuta a livello mondiale. Forte di una tecnologia consolidata e all’avanguardia nel mondo, l’Italia è il primo mercato europeo per i consumi di metano per autotrazione, con oltre 1 miliardo di metri cubi consumati nel 2015 e circa 1 milione di veicoli circolanti, mentre la rete di metanodotti, lunga oltre 32.000 chilometri, è la più estesa e accessibile d’Europa.

 

Arriva il biometano

Una rete nella quale ben presto viaggeranno metri cubi su metri cubi di biometano, il gas naturale prodotto esclusivamente da fonti rinnovabili. Secondo quanto illustrato da Snam alle commissioni Lavori pubblici e Territorio e ambiente del Senato durante l’audizione sulla mobilità sostenibile, le stime più prudenti parlano di una “produzione potenziale di 8 miliardi di metri cubi all’anno di biometano in Italia”; quelle più ottimistiche “si spingono a 30 miliardi di metri cubi all’anno”. Se la produzione di 8 miliardi di metri cubi annui di biometano venisse dedicata interamente all’autotrazione, significherebbe “far andare a metano un terzo del parco circolante dei veicoli”. Le richieste preliminari di allacciamento di impianti di biometano alla rete Snam sono già più di 300.

Il biometano viaggia già in rete

Venerdì 30 giugno è stato immesso nella rete nazionale il primo biometano proveniente dall’azienda Montello Spa, dell’omonimo paese in provincia di Bergamo, che si occupa di recupero e riciclo dei rifiuti organici da raccolta differenziata (FORSU). La produzione annua prevista a regime sarà pari a circa 32 milioni di metri cubi standard, sufficienti per percorrere circa 640 milioni di chilometri. Il nuovo impianto ha una produzione oraria pari a 3.750 Smc di biometano, recupera l’umido organico prodotto da circa 6 milioni di abitanti (equivalente al 60% dell’intera Lombardia) ed è il primo in Italia “Carbon Negative”.