viaggi a metano
settembre 2015

Dall’Ucraina all’Italia a metano

Nicola Ventura

Dopo la prima esperienza di solidarietà nel 2013 con un veicolo ecologico, un nuovo viaggio prevede la consegna di oltre 500 kg di alimentari e un migliaio di altri beni, tra indumenti, scarpe e giocattoli, in Ucraina. Nel numero di febbraio avevamo raccontato la prima parte del viaggio fino a Kiev. Questo il resto del viaggio fino al rientro in Italia, dopo 5.646 km quasi tutti a metanoCosa c’è di meglio che passare la prima domenica del nuovo anno in una località che ha reso famosa l’Ucraina quasi trenta anni or sono?

In realtà la centrale nucleare di Chernobyl è diventata anch’essa una destinazione, non proprio turistica, ma senza dubbio interessante. Numerose agenzie di Kiev, ormai da oltre dieci anni, organizzano il tour del famigerato reattore numero 4 e delle città disabitate che sorgono attorno.

Il passaggio al punto di controllo di Dytyatky prevede l’identificazione dei presenti tramite passaporto. Il passaggio del checkpoint permette anche di viaggiare indietro nel tempo visto che tutta la cartellonistica e segnaletica è quella sovietica, non esistono cartelloni pubblicitari e i nomi delle strade sono quelli dell’epoca.

Il primo luogo che visitiamo è proprio la cittadina di Chernobyl che nonostante non sia la città più prossima alla centrale nucleare, ha donato il proprio nome all’infrastruttura.

 

Il viaggio in numeri

  • Chilometri complessivi: 5.646
  • Giorni di viaggio: 16
  • Percentuale di utilizzo del metano: 92%
  • Percentuale di utilizzo della benzina: 8% (causa assenza rifornimenti a metano in Romania)
  • Miglior risultato con il pieno di metano: 503 km
  • Peggior risultato con il pieno di metano: 366 km (a pieno carico e con velocità media alta)

 

I contatori geiger di cui siamo dotati registrano la stessa radioattività di Kiev o di qualsiasi luogo urbanizzato del pianeta. Stessi dati possono essere letti nel contatore geiger pubblico situato a due passi dal parco che ricorda i nomi degli oltre cento paesi evacuati in Ucraina e Bielorussia presenti nel raggio di 30 km dalla centrale. Davanti alla struttura ancora in attività c’è il monumento che ricorda tutti coloro che per fermare la fuga radioattiva hanno perso la vita. I nostri contatori cominciano a suonare quando ci avviciniamo ai mezzi militari esposti sempre presso la caserma. Ancora oggi emettono radioattività molto sopra i livelli di guardia.Dall’Ucraina all’Italia 2

Veniamo portati a soli 270 metri dal “Mostro” che ci appare ingabbiato nel vecchio sarcofago di cemento costruito dai 600.000 “liquidatori”, gli eroi che con turni di 5 minuti hanno prima bloccato l’incendio del reattore per poi isolarlo sotto a metri cubi di cemento. Su quanti di loro si siano ammalati e poi morti le cifre ufficiali sono divergenti e oscillano tra soli 4.000 o addirittura 160.000.

A 270 metri dal reattore il livello di radiazioni che registriamo supera la normalità, ma può diventare pericoloso solo con una lunga permanenza, parliamo di ore se non giorni, in loco. Infatti, poco distante da noi ci sono operai che lavorano sul nuovo gigantesco sarcofago che coprirà quello vecchio. Per evitare il rischio di contaminazione viene costruito a distanza di sicurezza ed una volta completato sarà posizionato con dei binari sopra quello esistente.

Dopo le foto di rito comincia la parte più singolare della giornata, ovvero la visita di Prypiat. Per molti il luogo più “affascinante” è la zona del luna park dove si possono vedere le principali giostre arrugginite per l’incuria di questi quasi 30 anni. Altri sono colpiti dalla piscina pubblica e dalla palestra adiacente, ma anche la normalità dei molti palazzi abbandonati ha tante storie da raccontare.Dall’Ucraina all’Italia 3

Kiev, una capitale in movimento

Per la prima volta ci regaliamo una giornata di riposo a Kiev, ampiamente meritata dopo l’intensità dell’esperienza vissuta a Chernobyl. Il glorioso Peugeot Expert metanizzato Bigas-Cavagna può godersi qualche ora di pace nella tranquillità e sicurezza del parcheggio dell’Hotel Slavutich. Maidan Nezalezhnosti, che in realtà significa Piazza dell’Indipendenza, è il cuore pulsante della città. Si sviluppa su due piani: quello sotterraneo ospita negozi, sottopassaggi e la profondissima stazione della metropolitana, quello superiore fontane, cupole di vetro, statue, palazzi giganteschi ed è sovrastata dalla mole dell’Hotel Ucraina. Crocevia di molte delle strade più importanti della città, ha ospitato le più grandi manifestazioni popolari di rivolta. Le più famose sono la fallita “Rivoluzione Arancione” del 2004 e l’insurrezione che ha portato alla deposizione di Viktor Yanukovich tra novembre 2013 e febbraio 2014. La piazza fu occupata durante una manifestazione nata quando l’ex presidente rifiutò di firmare l’atto che avrebbe avviato trattative con l’Unione Europea per un avvicinamento dello stato alle istituzioni comunitarie.

Vigilia di Natale a Odessa

A Kiev già dalle prime ore del mattino il traffico è intenso e con fatica riusciamo a raggiungere una delle stazioni di rifornimento metano presenti nella tangenziale. La fila è decisamente lunga, considerando i 4 erogatori funzionanti su 8 e i vari camion in coda con noi. Comprendiamo che il rischio di passare il Natale in tangenziale potrebbe essere elevato. Ripartiamo privi del combustibile ecologico consapevoli che 70 chilometri a sud della città, lungo l’autostrada per Odessa, c’è un altro punto di rifornimento. In realtà subito dopo aver lasciato Kiev vediamo caotici cartelli che indicano un nuovo metano a due chilometri dalla nuova strada. Con sorpresa abbiamo scoperto un nuovo punto di rifornimento, con operatore e quindi non self service, dove ci accolgono senza il particolare stupore che di solito contraddistingue l’arrivo di un’auto occidentale a metano. Arriviamo a Odessa nel tardo pomeriggio prendendo alloggio all’Hotel Oktybrskaya.

Dall’Ucraina all’Italia 4

Transnistria, lo Stato che non c’è

Nonostante il freddo e il ghiaccio non demordiamo nell’impresa di fare rifornimento di metano presso la stazione di Odessa 2, dove la scorbutica cassiera del self service ci costringe a mostrare i documenti dell’auto e far effettuare una verifica dell’impianto Bigas-Cavagna ad un tecnico dell’azienda di distribuzione metano. Ottenuto il via libera carichiamo i consueti 40 metri cubi prima di lasciare Odessa in direzione Moldavia. Superato il controllo doganale ucraino non si trova quello moldavo come erroneamente riportano tutte le carte geografiche, ma quello della Transnistria. La Moldavia non esercita più alcun controllo su queste terre dall’epoca dello scioglimento dell’Unione Sovietica. Curiosamente lo stemma e la bandiera della Transnistria sono quelli della Repubblica Moldava federata nell’Urss, cosa che fa di questo Stato, non riconosciuto, l’unico al mondo ad utilizzare nella propria simbologia la falce ed il martello. In ogni caso, anche se decidessimo che questa nazione non esistesse, dovremmo fare i conti con la sua dogana, i suoi poliziotti e la sua moneta: il rublo della Transnistria.

Dopo 5.646 km finalmente in Italia

I giorni seguenti sono il tranquillo viaggio di trasferimento verso l’Italia che si conclude con la riconsegna del nostro compagno di viaggio, il Peugeot Expert, presso la sede di Bigas a Sesto Fiorentino.