cultura
dicembre 2017

Dal bove al motore, dalla benzina al metano

Stefano Migliore

Piccoli gioielli si nascondono nell’immenso archivio dell’Istituto Luce, capaci di farci rivivere tempi lontani e quasi dimenticati. Tempi in cui gli aratri erano trainati da buoi, e che l’avvento del motore ha cancellatoSenza il prezioso lavoro di Istituto Luce oggi saremmo un paese senza memoria, o meglio, privi di una memoria documentata che oggi è oggetto di operazioni creative, dove la testimonianza storica diventa protagonista e si affianca al presente. “Terramatta” di Costanza Quatriglio, “Assalto al Cielo” di Francesco Munzi e “La Bocca del Lupo” di Pietro Marcello sono solo alcuni esempi di film documentari in cui il materiale di repertorio gioca un ruolo essenziale, che ci permette di comprendere meglio chi siamo oggi e come eravamo ieri, soprattutto come ci volevamo raccontare ieri. Questo patrimonio è oggi un archivio aperto al quale si può accedere on line, grazie a un motore di ricerca dedicato molto preciso (www.archivioluce.com), dove è possibile effettuare ricerche per anno, per argomento o per autore, distinguendo tra diverse categorie.

 

Grandi cambiamenti

Grazie a questa accuratezza è possibile risalire a momenti specifici della storia, in un arco temporale che parte dagli anni venti fino ai novanta. Oltre ai grandi eventi che hanno caratterizzato il secolo breve, così definito dallo storico Eric Hobsbawm, troviamo piccoli e grandi curiosità dal mondo, la motoruota dalla Francia, le prime fotografie del pianeta Marte scattate da Kyoto o le prodezze di Nuvolari alla Mille Miglia del 1933. Digitare nel motore di ricerca “metano” significa aprire un vaso di Pandora, a riprova, qualora fosse richiesta, di quanto il gas sia stato parte integrante della storia del nostro paese e non solo da un punto di vista energetico. Ogni aspetto dell’introduzione del metano nella quotidianità è attentamente analizzata da contributi filmici, dalle fiammelle o fuochi fatui in Romagna alla pasta e fagioli che la brava madre di famiglia prepara grazie alla sua cucina a gas. La rivoluzione del metano arriva anche nei campi, in un momento in cui il settore primario inizia a rapportarsi con l’industria meccanica. Il traino degli aratri, fino ad allora affidato alla trazione animale, o addirittura umana nelle regioni più impervie, si sostituisce con la trazione a motore. Troviamo traccia di questo storico passaggio in un cinegiornale datato ottobre 1942, in cui il processo di autonomia energetica diventa “la battaglia autarchica”, coadiuvata dall’ultimo ritrovato della tecnica, i potenti trattori alimentati a gas metano. Siamo nella tenuta delle Gallare, terra redenta della bassa ferrarese, da cui il nome, che rimanda al galleggiare e alla poderosa opera di bonifica che in quegli anni ha dato l’assetto odierno alle paludi emiliane. Lungo una linea dell’orizzonte che sembra infinita, si stagliano i caseggiati del contado, ancora oggi presenze determinanti nel paesaggio di questo territorio. Qui si preparano le operazioni per l’aratura in un momento in cui ancora convivono vecchie e nuove tecnologie, futuro e passato.

 

 

 

 

Un salto nel futuro

Vediamo due contadini raccogliere da una piramide due bombole di gas e posizionarle sul lato di un trattore, la voce guida ci rassicura sulla facilità di questa operazione. Su un cruscotto che fino a poco prima era vuoto, sono stati installati due tachimetri. Poco lontano, un aratro trainato da una mandria di buoi si muove lentamente nel campo, il loro incedere è elegante e colpisce anche la quantità degli animali impiegati: ci sono infatti almeno 24 bestie impiegate nel traino, un’immagine tanto pittoresca quanto anacronistica, sottolinea ancora la voce fuori campo. T’amo, o pio bove cantava il Carducci, ma i tempi stanno cambiando in fretta. È il momento dei carri armati per la battaglia del pane e della vittoria.

Anche su Youtube

L’estratto del cinegiornale è visibile anche sul canale Youtube di Istituto Luce, ed è intitolato “Metanizzazione delle trattrici. I potenti trattori agricoli azionati a gas metano”. I materiali grezzi sono invece da cercare nell’archivio storico, inserendo il titolo “Dal bove al motore dalla benzina al metano”.

Un solo trattore, qui curiosamente declinato al femminile – trattrice -, è in grado di trainare un vomere in grado di tracciare più solchi contemporaneamente, al contrario del mono vomere a trazione animale. Vediamo quindi comporsi la geometria del lungo campo con le rapide manovre del mezzo cingolato, che simbolicamente supera in velocità il cordone dei buoi che si muove al suo fianco. Alla trattrice dell’aratura segue un’altra macchina, questa dedicata alla semina. Un terzo mezzo chiude la carovana, trainando una pressa che assicura il seminato nel terreno. Il film si interrompe qui, trattandosi di una parte dell’intero cinegiornale, che come un moderno tg era costituito da diverse rubriche. Ma i miracoli dell’archivio Luce non si fermano qui. È possibile infatti risalire ai materiali grezzi di cui si compone questo estratto, ovvero del girato integrale realizzato dall’operatore incaricato da Roma di riportare immagini in movimento dalle campagne ferraresi. È interessante notare come in questo filmato, senza sonoro e che porta i loghi di Istituto Luce e Fiat all’inizio e alla fine, l’operatore realizzi molte più immagini del paesaggio e del territorio incontaminato, di quel panorama così suggestivo e surreale, oggi patrimonio Unesco, piuttosto che dei moderni carri armati al servizio delle terre italiane. Non sappiamo chi abbia girato questo piccolo film, emblematicamente intitolato “Dal bove al motore, dalla benzina al metano”, ed è un peccato. Oggi avremmo potuto ringraziarlo.