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maggio 2015

Cosa fare per lo sviluppo della rete

Beatrice Selleri

Con oltre 1.000 stazioni di rifornimento presenti su tutto il territorio nazionale, l’Italia si conferma al primo posto in Europa per consistenza della rete distributiva di metano. Nonostante ciò vi sono ancora molte possibilità di sviluppo legate all’innovazione tecnologica del metano liquido e del biometanoL’Italia è leader a livello europeo sia per ciò che riguarda la consistenza della rete di distribuzione con la presenza sul territorio nazionale di oltre 1.000 distributori, sia per numero di immatricolazioni di auto a metano. Nonostante ciò vi sono ancora alcuni ostacoli che impediscono una diffusione più ampia del metano per autotrazione.

Dante Natali, presidente di Federmetano
Dante Natali, presidente di Federmetano

Una delle questioni più controverse che vengono affrontate periodicamente quando si parla di metano è quella del rifornimento.

 

I distributori self-service

Fino a poco tempo fa effettuare un rifornimento di metano era un processo che richiedeva più tempo di quello necessario ad effettuare il rifornimento di carburanti tradizionali ed era anche considerato poco sicuro. Per quest’ultimo motivo non si poteva fare il rifornimento in modalità self-service. Con i decreti del 31 marzo 2014 pubblicati in Gazzetta Ufficiale n.83 del 9/4/2014, il Ministero dell’Interno in concerto con il Ministero dello Sviluppo Economico ha modificato la disciplina sulla distribuzione stradale di gas Gpl e Metano per autotrazione. Da ormai un anno, infatti, è possibile fare il pieno di gas in modalità self-service anche in assenza di personale addetto, purché siano stati attivati tutti gli adeguamenti di sicurezza previsti dalla normativa. Inoltre, senza una scheda elettronica identificativa che attesta la conformità dei serbatoi di gas del veicolo, l’erogazione non avviene. A tal proposito Dante Natali, Presidente di Federmetano, afferma che “la nostra Associazione in passato ha mosso non poche critiche a questo decreto ritenuto ampiamente inadeguato ad assolvere il compito per il quale era stato concepito, ed è evidente che, purtroppo, il mercato ci ha dato ragione. Attualmente, infatti, esistono solamente due impianti che erogano metano in modalità self service: uno a Bolzano (che però era già attivo prima della pubblicazione del decreto in virtù di una normativa emanata grazie all’autonomia di cui gode il Trentino Alto Adige) ed uno a San Donato Milanese. La principale ragione che ha portato gli operatori del settore a non ritenere opportuno utilizzare questo strumento per ampliare la propria attività riguarda le responsabilità che sono state poste in carico all’operatore”. Secondo quanto previsto nel decreto, infatti, è compito dell’operatore fornire un’adeguata istruzione all’utente sia sulle modalità di rifornimento self-service e sui rischi connessi che sulle limitazioni, i divieti ed il comportamento da tenere in caso di emergenza. Questo significa che è compito dell’operatore informare gli utenti anche in merito all’utilizzo dei mezzi di sicurezza di cui è dotato l’impianto ponendo quindi a carico dell’operatore stesso obblighi che non rientrano nella normale attività di un distributore. “Un altro punto controverso del decreto – sottolinea il presidente di Federmetano – riguarda la scheda di riconoscimento elettronico che deve essere rilasciata dal distributore ed è legata alla validità del serbatoio installato sul veicolo”. Ciò significa che è l’operatore che, prima di rilasciare la scheda di riconoscimento, deve verificare la conformità del serbatoio ad essere rifornito a metano. “L’ultimo aspetto, infine, per cui questo decreto risulta molto carente è il fatto che si occupa solo dell’erogatore, tralasciando tutti gli altri elementi che costituiscono un distributore”.

 

La concentrazione della rete distributiva

Nonostante il decreto dello scorso anno non abbia avuto l’effetto sperato e nonostante la grave crisi economica che ha colpito l’Italia negli ultimi anni, la rete distributiva di metano non ha smesso di crescere, superando quota 1.000 distributori presenti sul territorio nazionale. Esistono però ancora molte differenze a livello regionale. “La diversa concentrazione delle stazioni di rifornimento di metano è una caratteristica storica del nostro Paese. Per decenni, infatti, il settore del metano per l’autotrasporto ha interessato solo regioni come l’Emilia Romagna, le Marche e la Toscana e questo è evidente ancora oggi. È anche vero, però, che è in atto ormai da alcuni anni un cambiamento, collegato anche all’aumento del parco circolante di veicoli a metano, che ha interessato dapprima le regioni del nord e si sta via via diffondendo in tutto lo stivale”. Anche nel sud del Paese, infatti, vi sono alcune regioni, come la Puglia e la Campania, che hanno già consolidato una buona rete distributiva e regioni, come ad esempio la Sicilia, che si stanno attrezzando per poter sviluppare la propria rete. Vi sono poi alcune zone, ed è il caso della Calabria, dove lo sviluppo della rete di metanodotti è molto più difficile per motivi di natura orografica. “Purtroppo – sottolinea Dante Natali – con la legge n.133 del 2008 è venuta meno la possibilità di definire un programma di sviluppo della rete distributiva a livello regionale. Questa nuova situazione di libero mercato applicata ad un settore ancora in via di sviluppo è stata per alcuni versi controproducente impedendo di fatto lo sviluppo nelle aree in cui la rete era più carente. Vi sono, infatti, zone dove sono stati effettuati investimenti non necessari mentre altre zone sprovviste di stazioni di rifornimento continuano ad esserlo”.

Sono 40 i distributori di metano in autostrada
Sono 40 i distributori di metano in autostrada

Per quanto riguarda, invece, la consistenza della rete di distribuzione a livello autostradale, ad oggi si contano sul nostro territorio poco più di 40 distributori. “Si tratta di un numero non ancora soddisfacente ma comunque sufficiente a garantire la possibilità di viaggiare a metano anche sulle autostrade italiane” ha commentato Dante Natali, sottolineando anche che “il calo delle vendite di carburante che ha colpito l’intero Paese negli ultimi anni è stato addirittura più consistente nelle stazioni di rifornimento della rete autostradale e ciò ha indubbiamente contribuito ad aumentare l’interesse di chi gestisce queste aree nei confronti della vendita di carburante alternativo”.

 

Il metano liquido e il biometano

Per superare gli ostacoli per un ulteriore sviluppo della rete di metanodotti legati alle oggettive limitazioni del nostro territorio, una nuova possibilità è il metano liquido (Gnl) che consente di realizzare impianti svincolati dalla rete dei metanodotti. Il metano liquido, infatti, permette di creare distributori di metano non necessariamente collegati alla rete dei metanodotti, stoccando il metano liquido in serbatoi da circa 50mila litri che devono esser coibentati per evitare al massimo la dispersione di freddo per mantenere il metano il più possibile allo stato liquido. Nel momento del rifornimento, poi, il metano liquido viene compresso e rigassaficato per poter essere utilizzato dall’utente finale.

Circa il 70% dei veicoli a metano europei circola in Italia
Circa il 70% dei veicoli a metano europei circola in Italia

Oltre alla possibilità di stoccare il metano allo stato liquido, inoltre, esiste già anche una tecnologia che consente di impiantare sui veicoli serbatoi di metano liquido e che rende quindi non necessaria la trasformazione del metano allo stato gassoso. Il primo impianto pilota in Italia per l’erogazione di metano allo stato liquido per il rifornimento pesante è stato inaugurato a Piacenza all’incirca un anno fa. Si tratta di un impianto dove il metano arriva allo stato liquido e viene erogato allo stato liquido. Questo consente, a parità di condizioni, un’autonomia tre volte superiore a quella che si avrebbe con il Cng. “Si tratta di una novità tecnologica molto interessante – evidenzia il presidente Natali – che apre nuove possibilità anche per il trasporto pesante. Proprio di questo Federmetano discuterà in occasione di Autopromotec (la Fiera Biennale Internazionale delle attrezzature e dell’Aftermarket Automobilistico che si terrà a Bologna dal 20 al 24 maggio) in un convegno dal titolo ‘Trasporto Pesante e metano: dal Gnl al Dual-fuel’ che offrirà alle aziende e ai professionisti del mondo dell’autotrasporto un’analisi approfondita delle soluzioni offerta dal metano al comparto del trasporto pesante”. Attualmente, il principale problema alla diffusione del metano liquido è di tipo logistico. Il Gnl, infatti, viene importato solamente dalla Spagna. “La tecnologia esiste già, ma l’Italia manca di infrastrutture e questo essenzialmente per motivi storici dato che nel nostro Paese è già presente una rete distributiva di metanodotti abbastanza diffusa”.

Novità tecnologiche interessanti dischiudono nuove opportunità per l’intero settore del metano
Novità tecnologiche interessanti dischiudono nuove opportunità per l’intero settore del metano

Un’alta innovazione tecnologica legata al settore del metano per autotrazione che non è stata ancora sufficientemente sviluppata riguarda il biometano, cioè il metano ottenuto dalla purificazione del biogas derivante dalla digestione anerobica di sostanze organiche. “Ad oggi, il problema di questo particolare settore riguarda i decreti attuativi che ancora non sono stati definiti chiaramente”, dichiara Dante Natali. Il biometano, comunque, si presenta come una soluzione con enormi potenzialità di sviluppo e questo perché si tratta di una energia completamente rinnovabile: un’auto che va a biometano riduce quasi a zero le emissioni di CO2.

Nonostante alcune difficoltà, quindi, esistono ancora molte aree di sviluppo per ciò che riguarda il metano per autotrazione che possono contribuire nei prossimi anni all’espansione della rete distributiva nazionale ma anche e soprattutto di quella europea, che presenta numeri ben lontani da quelli dell’Italia. “Basti pensare – conclude il presidente di Federmetano – che circa il 70% dei veicoli circolanti a metano in Europa sono in Italia. Da alcuni anni, comunque, abbiamo potuto constatare come anche a livello europeo sono state prese decisioni dichiaratamente a favore dello sviluppo del metano per autotrazione e questo perché, ad oggi, alternative concrete in termini di risparmio economico e riduzione dell’impatto ambientale ancora non ce ne sono”.