flotte aziendali
maggio 2015

Con gli autobus a gas il mercato si riaccende

Mino De Rigo

Chiuso l’anno con una ripresina, il primo scorcio del 2015 ha rinvigorito gli acquisti di autobus a metano da parte delle aziende del trasporto pubblico, per via dei finanziamenti disponibili, dei nuovi modelli sul mercato nonché della necessità di ammortizzare gli impianti di rifornimento di proprietà: ecco le dinamiche in atto

Roberto Caldini
Roberto Caldini

Destinata a lunga vita in un orizzonte tecnologico proiettato sulle prossime due decadi, anche quando propulsione ibrida ed elettrica saranno ormai realtà mature, l’alimentazione a metano avanza a grandi passi tra le flotte del trasporto pubblico urbano. Una marcia che, dopo l’impasse vissuta dal mercato nel 2012 e 2013, quando le immatricolazioni di autobus a metano sopra le 12 ton sono scese sotto la sessantina, è ripresa di buona lena con le 177 unità registrate lo scorso anno. Numeri lontani da quelli del boom (577 e 450 city bus a gas naturale rispettivamente immatricolati nel 2006 e 2007), ma indicativi dell’inversione di rotta. “Si tratta di una tendenza destinata senz’altro a consolidarsi quest’anno – sottolinea Roberto Caldini , direttore divisione autobus Italscania -. Oggi la gran parte del venduto è a metano. E la novità principale è che le aziende del trasporto pubblico richiedono veicoli a gas non più solo per l’impiego in ambito urbano ma anche per il servizio sulle tratte interurbane ed extraurbane”.

 

Non solo urbani

Andrea Bottazzi
Andrea Bottazzi

E se l’azienda Gtm di Pescara già si è mossa in questa direzione con l’acquisto di due mezzi, la società Tper, la maggiore realtà del trasporto pubblico in Emilia Romagna, ha avviato una sperimentazione con autobus extraurbani alimentati a metano liquido. Dice Andrea Bottazzi, direttore tecnico di Tper: “L’iniziativa s’inquadra in un progetto europeo per la creazione di una flotta a Lng, al quale partecipiamo accanto a Regione Emilia Romagna, Università di Bologna, Consorzio Cpl, Iveco e Industria Italiana Autobus. L’evoluzione del nostro parco mezzi trova conferma nelle indicazioni dell’Ue ove il gas naturale è l’alimentazione “verde” definita anche per il trasporto extraurbano”. Antesignana dell’impiego di bus a metano tra le omologhe aziende di trasporto, Tper è stata la prima in Italia a predisporre il capitolato con l’impianto Ngv2 per veicoli pesanti quando ancora si usava anche per gli autobus il sistema Ngv1 delle autovetture. Questo ha permesso di realizzare gli impianti di rifornimento a ricarica rapida di Bologna, nei quali bastano cinque minuti per fare il pieno agli autobus. Ai due distributori di proprietà installati nel capoluogo felsineo se ne aggiunge un terzo, sito a Ferrara. “Con l’evoluzione delle bombole – riprende Bottazzi – si sono peraltro risolti i problemi di autonomia degli inizi, quando la capacità si fermava a 1.120 litri: oggi è di 1.629-1.690”.

 

Distributori interni

Sono 250 gli autobus a metano in dotazione a Tper
Sono 250 gli autobus a metano in dotazione a Tper

Proprio la scelta strategica di numerose aziende di installare distributori per uso interno rappresenta uno dei principali driver della richiesta di autobus a metano. La legge di stabilità 2015 destina 625 milioni di euro al trasporto pubblico locale su gomma e al contempo snellisce le procedure di assegnazione alle regioni per evitare che gli stanziamenti possano cadere sotto la scure della spending review. Inoltre, introduce il divieto di circolazione degli autobus Euro 0 a partire dal 2019. Un obiettivo che impone un rinnovo accelerato del parco circolante (si tratta di circa 8.500 mezzi) per il quale Anfia, l’associazione nazionale della filiera automobilistica, calcola in quasi 1,9 miliardi nel quadriennio le risorse necessarie. Ciò che accanto all’augurabile svecchiamento dei mezzi di trasporto pubblico (secondo l’Aci solo uno ogni sette autobus ha meno di 5 anni di vita) può e deve rappresentare una boccata d’ossigeno per l’industria di settore, oggi ridotta ai minimi termini. Basti pensare che la produzione media annua tra il 2004 e il 2013 è scesa a 16mila unità contro le 38.700 del decennio precedente.

Con gli autobus a gas il mercato si riaccende
Con gli autobus a gas il mercato si riaccende

 

Prerogative tecniche

Nel sostituire i vecchi bus, a vantaggio della scelta dell’alimentazione a metano oggi s’aggiungono anche le prerogative tecniche dei nuovi modelli Euro 6. Dice Caldini: “Si tratta di un ulteriore passo avanti nella riduzione delle emissioni inquinanti. Questo per noi si affianca al salto prestazionale dei propulsori, ora capaci di erogare potenza e coppia analoghe a quelle dei motori diesel. Ecco che risulta possibile impiegare gli autobus a gas sugli stessi percorsi, anche montani, prima riservati ai soli mezzi a gasolio. Altro fattore importante, la maggiore autonomia legata a consumi più ridotti”. E poi, acclarato il minore impatto ambientale della combustione a metano (non rilascia particolato, anidride solforosa né benzene, CO2 e ossidi di azoto si riducono del 25% e del 90%, e pure vibrazioni e impatto acustico del motore risultano inferiori), emerge anche la positiva percezione generale di questi mezzi da parte degli utenti del trasporto pubblico come elemento aggiuntivo a favore. Se è vero che il costo d’acquisto di un bus alimentato a metano è superiore a quello di un analogo veicolo a gasolio, è altrettanto certo che il differenziale di spesa, calcolato nell’arco dell’intera vita utile del mezzo, appare via via più contenuto. A testimoniarlo, uno studio pubblicato dalla Swedish Association of Green Motorists, che stima il gap in un intervallo compreso tra il 2,5 e il 5%. “Da un lato – spiega Caldini – incide la manutenzione, più onerosa rispetto ai diesel, ma, dall’altro, il costo del carburante è di gran lunga inferiore. Gli autobus a metano richiedono l’adozione di procedure di sicurezza specifiche, tuttavia si tratta di veicoli dotati di sistemi avanzati che includono sensori di rilevamento delle fughe di gas e di analisi delle elettrovalvole, utili a monitorare e anticipare ogni possibile problema. In definitiva i benefici ambientali e di immagine paiono compensare ampiamente la differenza di costo”. Il 2015 è iniziato con un’intonazione positiva e le prospettive di un mercato che attende di rimpolpare le fila dei circa 2.400 autobus e minibus a metano che oggi circolano in Italia, appaiono buone, grazie al moltiplicarsi delle gare di fornitura e una domanda che si concentra sui modelli a due assi da 11-12 metri, da Verona a Bari, da Catania a Treviso e Brescia, ove la locale azienda di trasporti ha già portato la percorrenza a metano ben oltre l’80% del totale. Le stime concordano sulla conferma del trend di sviluppo del comparto, ascrivendo agli autobus a gas naturale una crescita annua prossima al 20% di qui al 2019.

 

CRESCE LA FLOTTA DI TPER

CRESCE LA FLOTTA DI TPERGli ultimi 13 autobus a metano sono entrati in servizio nei mesi di febbraio e marzo, portando a 250 il numero complessivo in dotazione a Tper, la principale azienda di trasporti dell’Emilia Romagna. “Già nel 2001 con l’acquisto dei primi 10 bus a gas naturale – sottolinea il direttore tecnico Andrea Bottazzi – l’azienda ha scelto di non comprare più veicoli per il servizio urbano alimentati a gasolio. La politica di sviluppo della flotta prevede anche filobus, autobus ibridi ed elettrici, ma il progetto metano è e resta il caposaldo in termini di sostenibilità”. Oggi bruciano metano tutte e quattro le tipologie di bus sotto le insegne di Tper, mezzi urbani e suburbani da 12 e da 18 metri. Alle tre stazioni di rifornimento interne fanno da complemento altrettante officine, “predisposte con adeguate infrastrutture e strumenti organizzativi per la manutenzione e la riparazione degli autobus a metano. Inoltre, dal primo inserimento dei nuovi autobus conduciamo una formazione permanente sulla loro gestione, col corollario della certificazione”. Oggi sono in fase di consegna altri venti autobus snodati a metano di classe I, grazie ai quali la percorrenza a metano supererà i 10 milioni di km sui 45 milioni complessivi.