focus / 3
dicembre 2015

Col metano d’Egitto più fonti per l’Europa

Mino De Rigo

L’attività di eni, che ha scoperto un maxi giacimento di gas in Egitto e propone una partnership regionale per accelerarne sviluppo ed export, è alla base di un cambio di scenario funzionale alla sicurezza energetica del Vecchio ContinenteRisale alla fine di agosto l’annuncio della scoperta di Zohr (al largo delle coste egiziane), il maggiore giacimento di gas naturale mai rinvenuto nel Mediterraneo, mentre è più recente la proposta di eni a Cipro, Israele ed Egitto, di costituire un hub regionale mettendo a fattor comune infrastrutture esistenti e investimenti in fieri per trasportare ed esportare il metano. Tutto questo in modo da ricavare il massimo dalle installazioni già disponibili in mare e a terra e accelerare i tempi necessari al pieno sfruttamento delle risorse. eni scommette sull’inaugurarsi di un’inedita stagione di cooperazione energetica a dispetto delle tensioni geopolitiche nell’area e spinge forte sui piani di sviluppo, con la consapevolezza che la scoperta di Zohr può cambiare in modo sostanziale scenari consolidati, e modificare, con l’aprirsi di nuovi percorsi tra Africa, Medio Oriente ed Europa, le attuali direttrici strategiche del gas.

eni, scoperte a tutto gas

In Egitto, oltre al maxi giacimento Zohr, eni ha rinvenuto gas e condensati nel prospetto esplorativo Nooros nelle acque poco profonde del Delta del Nilo. Così anche in Congo, nella concessione Marine XII, la cui scoperta si aggiunge a quelle di Litchendjili, Nené Marine e Minsala Marine. E recente è anche il ritrovamento di gas nella concessione Latif in Pakistan, mentre in Asia, tra Myanmar, Vietnam, Cina e Indonesia, proseguono le attività esplorative. E lo stesso accade in altrettanti prospetti identificati in Ghana, Kenya e Sud Africa. Nell’offshore venezuelano, invece, eni ha avviato quest’anno lo sfruttamento del giacimento Perla, con un potenziale di 480 miliardi di metri cubi di gas. Sulla base delle previsioni del management contenute nell’ultima trimestrale, eni chiuderà l’anno con una crescita complessiva sul 2014 della produzione di idrocarburi pari al 9%, grazie agli avvii e alla messa a regime di giacimenti in Venezuela, Norvegia, Stati Uniti, Angola, Egitto e Congo e ai maggiori volumi attesi in Libia.

Il tutto non solo nella prospettiva di un’accelerazione del business ma anche ai fini della sicurezza di approvvigionamento, tema sempre all’ordine del giorno tanto in Italia quanto nell’intero Vecchio Continente.

 

 

Parola chiave

Diversificare è la parola chiave, considerando da un lato che l’Italia nel 2014 ha usato il metano per il 34% dei propri consumi di energia primaria, poco meno della metà del quale fornito dalla Russia attraverso i gasdotti ucraini, e, dall’altro, che non è semplice svincolarsi dalla dipendenza dal gas di Mosca. Il quadro europeo vede alle opzioni già praticate e corrispondenti alle importazioni da Norvegia, Algeria, Qatar e Nigeria (nell’ordine) la possibile aggiunta anche per rimpiazzare tutto quanto arriva dalla Russia, del gas del Turkmenistan e del Mar Caspio.

Zohr, gigante egiziano tra i giacimenti del Mediterraneo

Col metano d’Egitto più fonti per l’Europa  2Con un’estensione di 100 kmq e 850 miliardi di metri cubi di gas stimati, a 1.450 m di profondità al largo delle coste egiziane, rappresenta la maggiore scoperta nel Mediterraneo: il giacimento Zohr, i cui costi di sviluppo dovrebbero attestarsi tra i 7 e i 10 miliardi di dollari, promette di soddisfare la domanda di metano del Paese dei faraoni per molti anni, con margini anche per l’export. eni, che l’ha individuato, stima una produzione a regime pari ad almeno 70 milioni di mc al giorno. “Le autorità egiziane – ha detto l’ad di eni Claudio Descalzi (foto a destra) – vogliono riuscire a sviluppare il giacimento in tempi molto rapidi, già nel 2017”. A contribuire, anche le caratteristiche del gas, che “è praticamente metano e quasi non deve essere trattato”. Per eni “l’Egitto – ha aggiunto l’ad – costituisce un paese strategico, dove possono essere sfruttate importanti sinergie con le installazioni esistenti. La strategia che ci ha portato a insistere nella ricerca nelle aree mature di Paesi che conosciamo da decenni si è dimostrata vincente”. Negli ultimi 7 anni il gruppo ha scoperto risorse per 10 miliardi di boe (barili di petrolio equivalente) e 300 milioni di euronegli ultimi sei mesi.

A fare da contraltare a questi fattori positivi sono la mancanza di infrastrutture, un consumo domestico elevato innanzitutto a causa delle tante inefficienze locali, l’aspra concorrenza in primis con la Cina e le molteplici questioni di politica internazionale e di strategia ambientale, complicate dagli attuali bassi prezzi del petrolio che pesano sul ritorno economico dei progetti legati allo sfruttamento del gas naturale.

 

Il ruolo italiano

Ecco allora perché è necessario puntare su uno sviluppo accelerato del gigante Zohr, che dovrebbe avere un potenziale equivalente a 850 miliardi di metri cubi di gas, da sommare, nell’ottica dello sviluppo di una partnership regionale indirizzata all’export verso l’Europa, ai circa 650 del giacimento Leviathan scoperto nel 2010 dal gruppo Delek nell’offshore israeliano e ai 100-170 stimati del confinante giacimento cipriota Aphrodite. A tutto questo va aggiunto anche il possibile risultato di nuove perforazioni, sempre al largo dell’isola di Cipro: la scoperta di Zohr in una zona geologica dove non ci si aspettava di trovare gas, e che potrebbe riposare, a detta di eni, sopra un secondo giacimento formato da condensati e olio, alimenta infatti da un lato le aspettative del governo cipriota, interessato che eni riattivi alcune trivellazioni sospese; dall’altro, sembra convincere le autorità israeliane a rimuovere le limitazioni imposte alle attività di sviluppo del mercato del gas, chiedendo peraltro a eni di investire nello sfruttamento di due piccole riserve offshore, Karish e Tanin, che il monopolista locale dovrà cedere dopo l’approvazione di un nuovo quadro regolamentare, di auspicato stimolo alla concorrenza nel settore. Col metano d’Egitto più fonti per l’Europa  3Di riflesso alla proposta di eni focalizzata sulla creazione di un hub del gas nel mediterraneo orientale, il rinnovato ruolo per l’Italia da pivot tra Egitto, Israele, Cipro e, pure, Grecia: ruolo e prospettive che possono contribuire a una politica energetica nazionale non più necessariamente condizionata dalle scelte estere.