paesi del metano
maggio 2016

Bolivia, il metano per il rilancio del Paese

Leonardo Tancredi

Il governo boliviano è pronto a investire su impianti e infrastrutture per favorire la diffusione del gas naturale. L’obbiettivo è rendere la Bolivia autonoma dal punto di vista energetico e portare il metano al 50% dei cittadini entro il 2020Lo scorso 15 febbraio il presidente boliviano Evo Morales ha inaugurato il primo impianto di liquefazione di gas metano del Paese. “Quindici anni fa la possibilità di migliorare la qualità della vita dei boliviani grazie al metano era solo un sogno.” La realtà odierna invece parla di 12,8 milioni di piedi cubi (circa 360.000 metri cubi) al giorno prodotti dall’impianto di liquefazione di Rio Grande, un primo fondamentale tassello di quella che il governo boliviano prospetta come una vera e propria rivoluzione energetica. Lo conferma la somma investita, 162,4 milioni di dollari sul progetto denominato “Sistema mobile di distribuzione del gas”: il metano liquido prodotto a Rio Grande raggiungerà, grazie al trasporto in autocisterne e agli impianti satellite di rigassificazione, riuscendo così a portare energia a 600 mila abitanti di 27 città che non avevano accesso alla rete del gas. 

La situazione

Sono 300 mila i veicoli a metano circolanti in Bolivia, in gran parte autovetture, ancora pochi autobus pubblici e autotreni. La Bolivia è l’undicesimo paese al mondo, ed il quarto nel continente latinoamericano, dopo Argentina, Brasile e Colombia. Il problema sono le stazioni di rifornimento, decisamente insufficienti per la flotta nazionale a gas naturale.

Autotrazione a metano

L’autotrazione a metano in Bolivia vanta numeri apprezzabili nel panorama mondiale: 300 mila veicoli secondo i dati del Gas Vehicle Report (GVR) di febbraio 2016, undicesimo paese al mondo, quarto nel continente latinoamericano, dopo Argentina, Brasile e Colombia. Il problema sono le infrastrutture, decisamente insufficienti: solo 178 stazioni di rifornimento presenti in 7 città del Paese (rilevazione del luglio 2013, GVR). Per capire l’esiguità del numero è utile confrontarlo con quello di altri Paesi, come gli Stati Uniti, dove la metà dei veicoli boliviani ha a disposizione 1.615 stazioni o la Germania che conta poco meno di 100 mila veicoli e 921 impianti di rifornimento. Altro nodo critico è lo scarso utilizzo di motori a metano nel trasporto pubblico; i 300 mila mezzi conteggiati da GVR sono infatti tutte autovetture. Ma su entrambe le criticità sono stati pianificati interventi del governo boliviano. Dirigenti del trasporto pubblico e rappresentanti del sindacati degli autotrasportatori hanno manifestato recentemente grande interesse verso la transizione verso il metano dei mezzi dei trasporti pubblici.
Il governo boliviano ha intensificato i rapporti con il colosso russo Gazprom e lo scorso febbraio dirigenti della Federazione degli autotrasportatori hanno fatto visita ai russi per studiare il modo in cui il trasporto pubblico può funzionare con gas naturale, come dichiarato dal ministro dell’Energia e degli Idrocarburi, Luis Alberto Sanchez. “Il passaggio al metano è una delle opzioni per operare un cambio di matrice energetica che porti a  abbassare importazione e consumo di diesel per bus e autotreni.”

 

Gli ultimi dieci anni

Il coinvolgimento del trasporto pubblico potrebbe essere un ulteriore passo avanti in un processo di riconversione che negli ultimi dieci anni ha conosciuto una forte accelerazione. Se dal 2000 al 2005 le conversioni a metano sono state 37.962 (Prensa Vehicular, marzo 2016), dal 2006 al 2015 grazie all’impulso del governo hanno raggiunto quota 303 mila veicoli.

Bolivia, il metano per il rilancio del Paese 2Una delle tappe di questa crescita è stato il programma pilota di conversione di autobus pubblici lanciato dall’Agenzia esecutiva per le conversioni a gas naturale nel settembre del 2015. La fase iniziale del programma è avvenuta  nell’area metropolitana di Santa Cruz, nell’est del Paese, e ha riguardato 100 veicoli. Il metodo usato per la conversione è la cosiddetta “Ottalization”, un metodo diffuso in Sud America che consiste nella sostituzione di alcune parti del motore che consente la trazione al 100% a gas naturale, ovviando al ricorso a tecnologie più costose importate da Paesi esteri. L’obbiettivo dichiarato da Fernando Salinas, direttore esecutivo dell’Agenzia, è un miglioramento delle condizioni ambientali e ancora una volta la riduzione della dipendenza dal gasolio. Il programma di conversione è finanziato dal governo ed è a costo zero per i cittadini, grazie al forte risparmio per l’economia nazionale generato dal ricorso a un carburante nazionale come il metano.

 

I programmi per il futuro

Secondo l’Agenzia nazionale degli Idrocarburi il numero delle stazioni di rifornimento è salito a 300 (rispetto alle 178 unità segnalate dai dati di GVR del 2013) e dovrebbe aumentare di circa 40 grazie al progetto “Corredores Azules”.

Progetti in corso

Il progetto “Corredores Azules”, prevede l’installazione stazioni di rifornimento lungo le grandi arterie di scorrimento del territorio nazionale, fino a un impianto ogni 100 chilometri, per un totale di almeno 40. Lo scopo è consentire agli automobilisti di poter percorre quella distanza utilizzando solo il metano come carburante. 

Il corridoio blu, in italiano, prevede l’installazione di punti di approvvigionamento di metano lungo le grandi arterie di scorrimento del territorio nazionale, fino a un impianto ogni 100 chilometri. L’annuncio è arrivato a gennaio del 2016 con le dichiarazioni del direttore dell’Agenzia degli Idrocarburi, Gary Medrano, secondo il quale il progetto consentirà agli automobilisti boliviani di poter guidare a metano senza ricorrere ad altro tipo di combustibile. La capacità media di un serbatoio di gas consente un’autonomia di 100 chilometri, e coperta questa distanza l’automobilista incontrerà la successiva stazione dove fare rifornimento. Restano da verificare alcuni importanti aspetti logistici prima di dar vita al progetto, soprattutto l’ubicazione delle stazioni. “Bisogna verificare le distanze dai gasdotti, perché il gas non arriverà con le cisterne, ma attraverso i dotti”, ha precisato Medrano. Il costo medio previsto per ogni impianto va dai 700 agli 800 mila dollari e la costruzione necessita di una superfice di 1000 metri quadri.

L’impegno della Bolivia per la diffusione del gas naturale è diventato in questi anni una questione di orgoglio nazionale. Oltre agli obiettivi ambientali ed economici, tutt’altro che trascurabili, l’utilizzo di una fonte energetica domestica rappresenta una forma di indipendenza anche politica da altri Paesi. L’impianto di liquefazione di Rio Grande, fortemente voluto dalla popolazione, è un buon esempio delle strategie del governo che si è impegnato a portare il metano al 50% dei boliviani entro il 2020.