tecnologia
settembre 2017

BioMetaNow, il progetto che piace a tutti

Stefano Panzeri

Abbiamo visitato il depuratore di Milano protagonista dell’iniziativa voluta da Lifegate, Fiat e Gruppo Cap per sperimentare la produzione di biometano dalle acque reflue fognarie e testare l’uso del gas di origine biologica sulle normali vetture a metanoHa costi di produzione bassi, contribuisce a migliorare l’ambiente e la bilancia commerciale italiana e riduce i costi di gestione dell’acqua potabile pagati dai cittadini. E’ il progetto BioMetaNow promosso da Lifegate e realizzato da FCA e Gruppo CAP, il gestore del servizio idrico integrato della città metropolitana di Milano. Un’iniziativa avviata a marzo per sperimentare la produzione di biometano sfruttando le acque reflue della rete fognaria e testarne l’uso su una normale vettura a metano, la Fiat Panda Natural Power. Un piano di pregio che abbiamo voluto conoscere da vicino con la vista al depuratore di Niguarda-Bresso dove è attivo il programma.

 

 

Impianto innovativo

Situato nella zona Nord del capoluogo milanese, l’impianto di Niguarda-Bresso è una struttura moderna immersa in un parco verde che raccoglie le acque della rete di collettamento civile, industriale e piovane di cinque Comuni con 220.000 residenti. Il depuratore prevede vari processi per la purificazione delle acque di tipo meccanico (rimozione di detriti, oli e tensioattivi), biologico (impiego di batteri) e tecnologico, quali l’abbattimento della flora batterica con raggi UV. La principale innovazione è costituita dall’impiego di microalghe per affinare la depurazione in modo naturale.

La Waterevolution del Gruppo Cap

Fondato nel 1928, il Gruppo Cap è fornitore dei servizi idrici di oltre 200 Comuni con oltre 2,5 milioni di abitanti complessivi. I depuratore sono 61 e l’obiettivo è di creare una rete di bio-raffinerie per la produzione del biometano, a cominciare dagli impianti di Pero e Sesto San Giovanni. L’azienda controlla 6.483 km di rete idrica, 6.808 km di rete fognaria, 782 pozzi, 294 impianti di potabilizzazione e 150 case dell’acqua. Tra i progetti in corso citiamo pure la Waterevolution che si prefigge di rendere sempre più efficiente e trasparente la gestione dell’acqua.

Un progetto sperimentale avviato con l’Università di Milano-Bicocca, il Politecnico di Milano e la Fondazione Cariplo che offre alcuni vantaggi di rilievo. Il sistema, infatti, è a “energia zero” grazie al Sole che permette la fotosintesi necessaria per la filtrazione dei microinquinanti presenti nell’acqua. Non solo. Per la crescita le alghe necessitano di CO2 che può essere recuperata dal processo di produzione del biogas evitandone la dispersione in atmosfera. Infine, compiuto il loro ciclo depurativo, le alghe sono avviate alla digestione anaerobica per incrementare la generazione di biometano. Non meno importante è pure la presenza di soluzioni, come l’utilizzo dei gusci di cozze, per abbattere i cattivi odori delle acque reflue.

 

Biometano per 416 auto

I prodotti di scarto della purificazione dell’acqua sono i fanghi di depurazione, una volta considerati rifiuti da mandare in discarica e oggi rivalutati per la produzione di energia e carburante. Questi prodotti sono immessi in appositi digestori anaerobici, che funzionano in maniera analoga allo stomaco umano generando gas da recuperare per trasformarli in biogas per la produzione di energia o, con apposito trattamento, in biometano con purezza prossima al 99%, più alta di quella del gas estrattivo. Di fatto, si tratta di un’ottimizzazione del processo di depurazione dell’acqua, obbligatoria per legge, che consente di ridurre i rifiuti e di sfruttarli a fini energetici con interventi minimali alle strutture. Nel concreto, la razionalizzazione della bio-raffineria di Milano permette di produrre 341.640 kg/anno di gas naturale di origine biologica sufficienti ad alimentare 416 auto a metano per 20.000 km.

 

FCA sostiene il biometano

Il progetto di Milano per la produzione di biometano si aggiunge ad altri due piani sostenuti dal Gruppo FCA in Piemonte dal 2016. A Pinerolo (TO) il gas naturale è generato sfruttando le 60.000 tonnellate di rifiuti organici raccolte dalla multiutility pubblica Acea Pinerolese in oltre 50 Comuni del territorio dove vivono circa un milione di abitanti. Il gas prodotto è oggi utilizzato per la produzione di energia, acqua calda e del biometano per rifornire i camion della raccolta differenziata, ma il potenziale del Polo Ecologico potrebbe alimentare fino a 5.500 Panda Natural Power con percorrenza di 10.000 km/anno. A Ozegna (TO) la materia prima d’origine sono i reflui degli allevamenti suini e bovini che vengono trasformati dall’azienda energetica Egea attiva in 146 Comuni per realizzare biogas e biometano per uso residenziale e per l’autostrasporto. 

 

Un potenziale elevato

Per comprendere il potenziale del biometano da reflui fognari in Italia è sufficiente un semplice calcolo. Dai valori dell’impianto del Gruppo Cap emerge che ogni persona permette di avere 0,64 kg/anno di metano di origine organica.

Un progetto a emissioni zero

La sperimentazione di BioMetaNow è pensata per essere a impatto zero grazie alla compensazione delle emissioni prodotte con la tutela di un metro quadrato di foresta amazzonica per ogni chilometro percorso dalla Panda usata per la sperimentazione. Oltre a ridurre l’impatto sul clima, l’obiettivo è salvaguardare il “polmone verde” del mondo con attività di prevenzione e contrasto al taglio illegale di alberi, agli incendi dolosi e ad altri reati ambientali. A rendere possibile l’iniziativa è il contributo di FCA a Gruppo Cap al progetto Foreste in piedi avviato in Brasile da LifeGate, Icei e Avive per proteggere 560 ettari di foresta amazzonica.

L’estensione del progetto BioMetaNow a tutti i depuratori della Penisola, e quindi ai 60 milioni di italiani, porterebbe a una produzione di 38,4 milioni di kg/anno di biometano in grado di soddisfare la mobilità annuale di 46.758 vetture, pari al 5% dell’attuale parco circolante a metano. Una percentuale incrementabile con le altre fonti di produzione del biometano, come i reflui di allevamenti, le biomasse di origine agricola e della frazione umida della raccolta differenziata. Si tratta di risorse che potrebbero consentire all’Italia di raggiungere l’obiettivo fissato dall’Unione Europea per il 2020, anno nel quale il 10% dei veicoli immatricolati dovrà essere alimentata con carburanti ricavati da fonti di energia rinnovabili. Secondo il Consorzio italiano biogas già oggi gli oltre 2 milioni di metri cubi annui di biogas sarebbero in grado di realizzare biometano sufficiente per rifornire più di 2 milioni di veicoli all’anno, cioè il 5,5% dei 36,6 milioni del parco circolante italiano. Considerato l’alto potenziale di crescita del settore, l’obiettivo del 10% non appare quindi lontano.

 

 

Fanghi: da rifiuto a risorsa

Il ciclo virtuoso del progetto BioMetaNow comprende il riutilizzo dei fanghi di scarto derivati dalla produzione del biometano. Un tempo smaltiti nelle discariche, oggi sono utilizzati come risorsa per altre attività. Le oltre 70.000 tonnellate di fanghi residui della struttura del Gruppo Cap sono destinate per il 62% all’agricoltura come nutrienti per i terreni, per il 25% ai termovalorizzatori come combustibile, per il 7% per la produzione di fertilizzanti, per il 3% dai cementifici come vettore energetico e per la produzione di laterizi con il restante 3% che finisce in discarica.