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settembre 2016

Biometano, una risorsa per l’Italia

Stefano Panzeri

Dipendente dal greggio importato, l’Italia potrebbe migliorare la propria bilancia commerciale e favorire lo sviluppo economico con un maggior impiego del gas naturale di origine biologica L’adozione del biometano ha diversi risvolti positivi per l’ambiente e per la mobilità, quali la riduzione delle emissioni nocive e dei gas serra dei trasporti e il raggiungimento degli obiettivi dell’Unione Europea in termini di biocarburanti. A rendere desiderabile la diffusione del gas naturale di origine biologica sono pure ragioni economiche, in particolare per l’Italia. Un risvolto emerso con evidenza al BioMetano Day dello scorso marzo promosso dal Gruppo FCA nella sede del CNH Industrial di Torino.

 

Il gas “bio” approvato dal G20

A illustrare il potenziale del gas naturale “bio” a livello mondiale è Michele Ziosi, responsabile delle relazioni istituzionali di Emea&Apac CNH Industrial, citando alcune relazioni e statistiche internazionali. La più rilevante riguarda le dichiarazioni sottoscritte dai ministri delle finanze e dei governatori delle banche centrali al summit del G20 del 2014 a Brisbane, in Australia. Un incontro nel quale il biometano è stato riconosciuto come un’opportunità per diminuire la dipendenza dal petrolio, per ridurre l’impatto sull’ambiente e per mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici. Benefici che hanno portato diversi Paesi a investire sul combustibile “verde” e che potrebbero fornire un impulso di rilievo all’economia italiana.

 

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Panda Biomethair progettata per il biometano

Panda Biomethair progettata per il biometanoProgettata dal CRF, la Panda Biomethair si basa sulla Panda Natural Power opportunamente modificata per incrementare l’efficienza con interventi all’aerodinamica e volti alla riduzione del peso e della resistenza al rotolamento degli pneumatici. Le modifiche più rilevanti riguardano la meccanica con la rimozione del sistema di alimentazione e del serbatoio della benzina e l’adozione di un motore turbo ottimizzato per il biometano e per l’idrometano, ossia la miscela di idrogeno e metano. Migliorate pure l’elettronica e il trattamento dei gas di scarico. L’esito è che le emissioni di CO2 scendono dagli 80 grammi/km della Natural Power ai 67 della Biomethair alimentata a biometano e ai 59 utilizzando la miscela idrogeno/metano. Cresce pure l’autonomia fino a oltre 500 km grazie alla riduzione dei consumi e ai serbatoi del gas maggiorati (15 kg). 

 

 

Minore dipendenza per l’Italia

Il Bel Paese è notoriamente una nazione con scarse risorse energetiche che necessita di approvvigionarsi all’estero per soddisfare la domanda interna. Un limite evidente soprattutto nel settore dei trasporti dove i derivati dal petrolio sono dominanti, mentre per il bisogno di “corrente” si può contare sul contributo superiore al 30% proveniente delle fonti rinnovabili locali, in particolare idroelettrico e fotovoltaico. Una dipendenza, quella dall’estero, che secondo il Rapporto Annuale dell’Unione Petrolifera è costata al Paese 44,250 miliardi di euro nel 2014, cifra contenuta rispetto ai 56,093 miliardi sborsati nel 2013 quando le quotazioni del barile del petrolio erano maggiori. Spese che pesano non poco sul bilancio commerciale della Penisola e, almeno in parte, vincolano le manovre sulle politiche economiche in base all’andamento del prezzo del greggio. Tali elementi negativi sono riducibili con lo sfruttamento del biometano. Ai risparmi ottenuti dalla riduzione dell’importazione del greggio si aggiungerebbero gli introiti generati dallo sviluppo del settore che, secondo il Consorzio Italiano Biogas, potrebbero essere rilevanti. Dai calcoli elaborati dal CIB, infatti, il comparto potrebbe attrarre in un quadriennio investimenti superiori ai 2 miliardi di euro creando almeno 13.000 nuovi posti di lavoro e un giro d’affari importante.

 

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CRF, sostenibilità e competività

CRF, sostenibilità e competivitàIl CRF (Centro Ricerche Fiat) è il punto di riferimento della ricerca di Fiat Chrysler Automobiles e si pone tre obiettivi: lo sviluppo di tecnologie innovative, rappresentare FCA nella ricerca collaborativa a livello europeo e nazionale e supportarla nella valorizzazione del proprio capitale intangibile. Nell’ambito della mobilità sostenibile collabora con partner accademici e industriali italiani e stranieri per lo sviluppo di soluzioni concrete per la riduzione delle emissioni del settore trasporti. Tre le aree di riferimento la prima è costituita dalla sostenibilità ambientale perseguita con progetti per l’aumento dell’efficienza energetica e per la riduzione dell’impatto ecologico su tutto il ciclo di vita del veicolo. La seconda riguarda la sostenibilità sociale intesa come sviluppo di sistemi per la sicurezza e per l’accesso alla mobilità di tutte le persone. La terza è la competitività economicamente sostenibile realizzata con programmi di miglioramento di prestazioni e funzionalità del veicolo, orientati anche alla riduzione dei tempi d’introduzione sul mercato dei risultati della ricerca.

 

Il potenziale nazionale

Per raggiungere le stime previste dal Consorzio italiano biogas è necessario sfruttare l’elevato potenziale di crescita disponibile. Secondo Michele Ziosi in Italia la capacità di trattamento del biometano è ferma a 500 Nm3/ora, ma si potrebbe arrivare a diventare il terzo produttore da matrici agricole al mondo dopo Germania e Cina. Dagli impianti a biogas attivi che producono più di 2 miliardi di metri cubi annui di gas naturale sarebbe possibile realizzare gas naturale biologico sufficiente per rifornire più di 2 milioni di veicoli all’anno, ossia il doppio dell’attuale parco circolante a gas naturale della Penisola. Numero che potrebbe aumentare considerati i possibili perfezionamenti nell’efficienza degli impianti e l’elevata quantità di biomasse ancora in attesa di essere sfruttata. Secondo altre fonti, il potenziale nazionale potrebbe arrivare a coprire senza problemi oltre un quinto del fabbisogno energetico nazionale.

 

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Svezia, la prima in Europa

In Europa il primo paese a credere nel combustibile “verde” è stata la Svezia che dagli anni Novanta promuove i biocarburanti sfruttando le risorse derivate dalla manutenzione delle foreste. Un impegno che ha portato a una capacità di trattamento di circa 28.150 Nm3/ora usato principalmente (84,6% della produzione annuale) per il trasporto privato e per gli autobus pubblici andando a coprire il 70% dei consumi complessivi di metano. 

Gli obiettivi di Germania e Olanda

Leader mondiale del settore con 160 impianti attivi (in Europa sono poco più di 230), la Germania ha piani di sviluppo di rilievo. L’intento è di arrivare a 6 miliardi di Nm3/anno di biometano entro il 2020 e di sostituire il 10% del totale di gas naturale consumato nel Paese con la variante bio entro il 2030. Ancora più ambizioso il progetto dell’Olanda, paese dove nel 2015 è stata inaugurata la prima stazione di biometano in autostrada. L’obiettivo (non vincolante) è di arrivare entro il 2030 a una quota di gas naturale di origine vegetale del 15-20%, percentuale che salirebbe al 50% nel 2050. 

Tecnologia italiana

A favorire lo sviluppo economico del Paese è pure l’aspetto industriale. Molte delle tecnologie utilizzate per la filiera del biometano sono italiane, fattore che potrebbe contribuire alla crescita del benessere del Paese. Un ruolo di rilievo che la Regione Piemonte ha voluto rafforzare cofinanziando il progetto Biomethair che ha coinvolto 19 realtà tra aziende e istituzioni, compreso il Politecnico di Torino, il Centro Ricerche Fiat, l’EnviPark e l’Acea Pinerolese, una delle società visitate durante il BioMetano Day. Gli scopi del piano erano di sviluppare tecnologie avanzate per la filiera della mobilità individuale a basso impatto ambientale, sperimentare soluzioni efficaci per ridurre l’uso dei derivati dal petrolio e creare sinergie tra le diverse realtà partecipanti al progetto. Nel concreto l’obiettivo era produrre un combustibile a km zero derivato da biomasse di scarto, il biometano e l’idrogeno, e sviluppare un prototipo di city car ad alta efficienza. Un progetto dal quale sono nati, tra l’altro, l’impianto di Pinerolo che genera biometano dalla lavorazione dei rifiuti organici della raccolta differenziata e la Panda Biomethair. Due soluzioni all’avanguardia efficaci nel ridurre l’impatto ambientale dei trasporti che potrebbero contribuire alla crescita economica della nazione se replicate o industrializzate. Non farlo sarebbe uno spreco.