convegni / 2
dicembre 2015

Biometano per i trasporti, è tempo di investimenti

Monica Dall’Olio

Con la pubblicazione da parte del Gestore Servizi Energetici (Gse), il 5 agosto scorso, delle procedure di qualifica degli impianti di produzione e di quelle applicative per richiesta e rilascio degli incentivi per il biometano trasportato con modalità extrarete, nulla manca per avviare il processo che permetterà al metano prodotto da fonti rinnovabili, di diventare a pieno titolo il biocarburante pronto per contribuire a far fronte alla domanda di carburanti ecologici per l’autotrazione.

E’ dunque arrivato il momento di investire, partendo da chi il biometano lo deve produrre, aziende agricole in primis: possono richiedere la qualifica al Gse sia gli impianti non ancora attivi, sia quelli già in esercizio, che il legislatore vuole valorizzare.

Il biometano può essere immesso nella rete del gas naturale – tassello ancora incompleto in quanto è in fase di elaborazione il codice di rete da parte delle istituzioni europee –  oppure impiegato direttamente in autotrazione. Nel secondo caso può essere utilizzato dove viene prodotto, con la costruzione di nuovi impianti di distribuzione, sia per soddisfare il fabbisogno dei mezzi in dotazione all’azienda agricola, sia per rifornire auto private e flotte, ad esempio autobus per il trasporto pubblico. Oppure può essere rivenduto alle società di distribuzione carburanti e trasportato fino alla destinazione finale grazie a cisterne e carri bombolai.

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Scenari

Gli scenari che si aprono e le forme di incentivazione e diffusione sono stati approfonditi nel corso di due incontri organizzati dal CIB, Consorzio Italiano Biogas, che riunisce aziende produttrici e realtà industriali fornitrici di impianti e tecnologie: il 10 settembre a Bologna Biometano: le procedure applicative del “GSE dall’iter autorizzativo all’utilizzo in extra rete” e il 24 settembre a Expo in collaborazione con Confagricoltura  “Clima-Energia: dagli obiettivi del Protocollo di Kyoto ad Europa 2030”.

“L’Italia – ha dichiarato Piero Gattoni, presidente del CIB – ha ora una delle normative più avanzate sul biometano e può guardare con fiducia all’obiettivo di raggiungere entro il 2022 il target del 10% di consumo di biocarburanti. Le nuove norme liberano un sensibile potenziale di investimenti. Il nostro Paese è infatti all’avanguardia nell’industria e nella mobilità legata all’impiego di gas naturale. La maggior parte dei veicoli alimentati a metano, in Europa, sono italiani. CNH Industrial ha lanciato il primo trattore alimentato a metano.”

Entrambi gli eventi hanno visto la partecipazione di Fiat Chrysler Automobiles, da tempo impegnata nella promozione del gas naturale. Daniele Chiari, responsabile Product Planning & Institutional Relations di FCA per la Regione EMEA: “FCA ha iniziato a investire nei veicoli a metano negli anni 90. Da allora è leader in Europa, con la vendita fino a oggi di oltre 650.000 mezzi.

Attualmente stiamo assistendo a un punto di svolta, in cui la combinazione di metano, una soluzione concreta per la mobilità sostenibile, e di biometano, una fonte rinnovabile, può apportare immediati benefici all’ambiente”.

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Biogas e biometano

Il biogas, che contiene una percentuale di metano tra il 45 e il 55%,  è prodotto attraverso la decomposizione biologica di sostanza organica (effluenti zootecnici, sottoprodotti agroindustriali, colture di integrazione, frazione organica dei rifiuti urbani) in assenza di ossigeno (digestione anaerobica). Il biometano è biogas sottoposto a un processo di raffinazione, l’upgrading, tale da portare la percentuale di metano ad oltre il 95% eliminando la CO2 – che può essere recuperata per altri usi – ed altre impurità e contaminanti. Se ottenuto da determinate biomasse rientra a pieno titolo tra i biocarburanti avanzati, che dal 2018 dovranno andare a costituire una quota dei biocarburanti “standard” da immettere obbligatoriamente in consumo.

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Il futuro dell’autotrazione a metano 

Senza dubbio il biometano rappresenta per il trasporto ecologico una grande opportunità, traghettando il metano nell’era delle rinnovabili. Il carburante ottenuto, infatti, ha le stesse caratteristiche del metano di origine estrattiva e i veicoli non necessitano di alcuna modifica per utilizzarlo. Anche le caratteristiche ambientali sono le medesime, con qualcosa in più: può essere prodotto a chilometro zero da scarti delle attività antropiche, a differenza del biodiesel, ricavato prevalentemente da oli vegetali. Nel solo ambito agricolo, esistono già oggi in Italia oltre 1.300 impianti a biogas per una produzione di più di 2 miliardi di metri cubi di gas naturale equivalente che potenzialmente, trasformato in metano, corrispondono ai consumi annui di 2 milioni di veicoli (dati CIB).

“Grazie alla filiera del biometano – commenta ancora Gattoni – abbiamo la possibilità di lanciare un modello di agricoltura carbon negative e al contempo sostenere un indotto industriale che produrrà nei prossimi 5 anni almeno 15 mila posti di lavoro altamente specializzati oltre ad aprire nuovi canali di esportazione”.

 

Anche l’industria per il biometano

A Expo il biometano ha avuto un ruolo da protagonista. Oltre al convegno voluto dal CIB, FCA e CNH Industrial hanno annunciato una partnership con Air Liquide, per svilupparne l’utilizzo in autotrazione in Europa e dimostrarne i benefici ambientali. A Expo FCA ha fornito una flotta di mezzi che include cinquanta Fiat 500L Natural Power (metano/benzina), utilizzate in car sharing dalle delegazioni delle nazioni partecipanti; il marchio di CNH Industrial Iveco Bus, invece, sette autobus 12 metri Urbanway a gas naturale compresso (CNG) per il trasporto dei visitatori. Sono tutti veicoli che possono essere alimentati anche a biometano. In questo modo, si promuove l’introduzione nella rete europea di una quantità di biometano equivalente a circa 70.000 m3 di gas naturale per i mezzi Fiat e 270.000 per gli autobus Iveco Bus. Il risparmio in termini di CO2 è di 100 tonnellate,  pari  all’assorbimento di 140 alberi nell’arco della loro vita. Una partnership che tocca tutti gli aspetti: se FCA e CNH Industrial sono leader europei nella tecnologia dei motori a gas naturale, Air Liquide, che opera nei settori dei gas, delle tecnologie e dei servizi per industria e sanità, gestisce l’intera catena del biometano: produzione, purificazione, liquefazione e distribuzione.

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Produzione incentivata

In Italia, in linea con le direttive europee, esiste l’obbligo per i fornitori di benzina e gasolio di immettere in consumo una quota minima di biocarburanti. Per monitorare  l’assolvimento dell’obbligo sono stati istituiti i Certificati di Immissione in Consumo (Cic), rilasciati dal Gse. Tra i biocarburanti si annovera anche il biometano, la cui produzione è incentivata dallo Stato  – e non grava sulle bollette dei consumatori – proprio grazie ai Cic. Si acquisiscono in relazione al biometano prodotto e sono vendibili a chi non riesce a rispettare le quote di immissione in consumo di biocarburanti. Il massimo dell’incentivo, che generalmente ha una durata di 20 anni, si ottiene costruendo un distributore collegato all’impianto di produzione. I Cic sono già scambiabili – attraverso la piattaforma informatica Biocar – per i vari biocarburanti (per il biometano non è stato ancora stabilito un prezzo di vendita). Ovviamente, le aziende produttrici ottengono anche ricavi dalla vendita del prodotto ed energia dall’eventuale autoconsumo. L’utilizzo incentivato del biometano, oltre che nei trasporti, è previsto anche in impianti di cogenerazione ad alto rendimento (produzione combinata di energia elettrica e calore in uno stesso impianto).