normativa
maggio 2015

Biometano: è l’ora della svolta?

Leonardo Tancredi

Il nostro Paese è terzo al mondo per produzione di biogas e ha grandi possibilità di sviluppo del settore. Finora ritardi normativi ne hanno frenato la diffusione, ma le prospettive economiche, occupazionali e ambientali restano molto interessantiEntro il 2020, l’Italia, come tutti i Paesi dell’Unione europea, dovrà raggiungere almeno il 10% di energie rinnovabili utilizzate nei trasporti. Ce lo chiede l’Europa, come si sente dire spesso, con una direttiva del 2009, e se questa volta riusciremo a rispettare la richiesta sarà anche grazie al biometano. Non solo, entro lo stesso anno il nostro Paese potrà produrre 670 milioni di metri cubi circa di biometano per l’autotrazione, fino ad arrivare nel 2030 a coprire i consumi annui di circa 1 milione di autoveicoli. Il tutto con una ricaduta positiva anche per l’occupazione, poiché i 12 mila nuovi impiegati stabili, assunti grazie ai 4,5 miliari di euro investiti negli ultimi cinque anni – riferisce il Consorzio italiano biogas (Cib) – nei prossimi anni sono destinati a raddoppiare toccando i 25 mila posti di lavoro stabili oltre a15 mila temporanei.

 

La situazione oggi

Su cosa è fondato questo ottimismo? A spingere gli osservatori a scommettere sulla crescita del settore concorre il tanto atteso sblocco legislativo arrivato lo scorso 12 febbraio con la pubblicazione, da parte dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas, delle direttive per la connessione alle reti del gas naturale e delle disposizioni in materia di determinazione delle quantità di biometano ammissibili all’incentivazione.

Biometano è l’ora della svolta 3Non tutti gli operatori condividono questo ottimismo, anche perché passati i 60 giorni previsti dalla pubblicazione delle direttive, non c’è traccia delle procedure di accesso agli incentivi che avrebbe dovuto rendere note il Gestore Servizi Energetici (GSE). Assorinnovabili (Associazione dei produttori, dell’industria e dei servizi per le energie rinnovabili) vede proprio in questi ritardi normativi e nei tagli agli incentivi un freno a un settore che pure avrebbe grandi potenzialità. “Le direttive dell’Agenzia omettono la definizione delle caratteristiche chimiche e fisiche del biometano, demandata alla normativa europea – dice Assorinnovabili – A complicare le cose è stato l’intrecciarsi del percorso normativo italiano con le evoluzioni della normativa tecnica a livello comunitario. La Commissione Europea ha infatti assegnato un mandato al Comitato Europeo di Normazione (CEN) che prevede l’elaborazione di due norme tecniche europee per le specifiche di qualità del biometano (una relativa all’autotrazione, l’altra all’immissione nelle reti del gas naturale). Fino al termine di questo mandato, vige la regola di standstill, ossia il divieto per gli organismi di normazione nazionale di pubblicare qualsiasi norma che non sia interamente conforme a una norma europea già esistente”.

 

Quadro di riferimento

Una nota di Piero Mattirolo, presidente di Agroenergia, prova a fare chiarezza sul quadro normativo: “Per quanto riguarda l’utilizzo del biometano per autotrasporto, e in attesa di una direttiva europea del CEN che dovrà definire le specifiche del biometano per autotrazione (ma potrebbe anche limitarsi a rimandare alle norme nazionali), il documento di riferimento è l’UNI TR  11537, attualmente in corso di aggiornamento da parte del CIG (Comitato Italiano Gas). Il documento, definendo le specifiche tecniche del biometano destinato all’immissione in rete, dovrebbe valere anche come standard di riferimento per l’autotrazione, visto che, al momento, non esiste uno specifico riferimento del CUNA (Commissione Tecnica di Unificazione per l’Autoveicolo)”.

Biometano è l’ora della svolta 2Queste novità legislative intervengono in uno scenario internazionale di settore in cui l’Italia ricopre una posizione di rilievo. Dal 2012 il settore del biogas agricolo italiano è al terzo posto nel mondo per quantità di gas prodotta, dopo Cina e Germania, grazie a una produzione annua di 1,8 miliardi di metri cubi di metano ed ai circa 1300 impianti realizzati all’interno di aziende agricole. Da qui al 2020, secondo le stime del Cib, la produzione raggiungerà i 3,2 miliardi di metri cubi.

 

Un valore aggiunto

Il biometano può essere ottenuto da sottoprodotti agroindustriali, colture d’integrazione e da effluenti zootecnici, passando attraverso il processo di “upgrading” del biogas. Presenta tutte le caratteristiche e le condizioni di utilizzo del metano, quindi oltre a essere immesso nella rete di distribuzione del gas naturale può essere utilizzato nell’autotrazione e in meccanica agraria. Oltre a consentirci di rispettare le direttive Ue sulle emissioni di CO2, rappresenta un’opportunità importante per il reddito e la competitività delle aziende agricole che vedono valorizzati residui e sottoprodotti. Inoltre, agisce positivamente anche su un altro dei problemi comune a gran parte delle società contemporanee, come l’aumento della quantità di rifiuti prodotti e la difficoltà di smaltirli con un basso impatto ambientale. Oggi persiste un forte squilibrio tra nord e sud del Paese nella distribuzione degli impianti a biogas con una netta predominanza delle regioni settentrionali (che possono vantare l’88% degli impianti, secondo una ricerca presentata da Agroenergia nel 2013), ma anche questa situazione potrebbe andare migliorando con una più chiara definizione del quadro normativo.