i paesi del metano
dicembre 2017

Londra si tinge di verde

Silvia De Santis

Obiettivi ambiziosi, per la capitale inglese, in tema di riduzione dell’impatto ambientale della mobilità. Privilegi per i mezzi verdi, tra cui quelli a metano. Anche Scotland Yard si adatta al cambiamentoStop alla vendita di auto diesel e benzina a partire dal 2040 e veicoli inquinanti banditi dalle strade del Regno Unito dal 2050. L’aveva detto Emmanuel Macron in Francia agli inizi di luglio scorso, ora a seguirne le orme è anche il governo guidato da Theresa May. L’orizzonte è lontano, il progetto ambizioso e mancano ancora alcuni dettagli, ma la rivoluzione verde arriverà anche sotto il Big Ben, assicurano da Westminster, che lancia una vera e propria sfida al riscaldamento globale: un piano da tre miliardi di sterline (circa 3,35 miliardi di euro) per combattere i cambiamenti climatici e migliorare la qualità dell’aria, soprattutto quella della capitale, dove l’inquinamento sfora i limiti fissati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità in tutti i quartieri. Si comincia scommettendo sui combustibili verdi, con un pacchetto di misure ad hoc per Londra e le città più congestionate. Nuove piste ciclabili, aree sottoposte a restrizioni del traffico, dossi e semafori ottimizzati per favorire lo scorrimento delle auto, variazioni ai percorsi stradali principali: tutte riforme da completarsi entro la fine del 2018, quando la metropoli sul Tamigi e città limitrofe dovranno cambiare volto in nome della salute pubblica e del verde. Una strategia resa ancor più urgente dopo la divulgazione di uno studio del Royal College Of Physicians, secondo cui in Gran Bretagna oltre 40mila morti premature sono legate all’inquinamento, di cui 9mila solo a Londra. Così anche il secondo Paese in Europa per il mercato automobilistico, con due milioni e 700mila auto immatricolate nel 2016, ha deciso di fare sul serio e avviare riforme strutturali. Nella metamorfosi appena iniziata c’è spazio anche per iniziative a favore del metano.

 

 

Niente “T charge” per chi sceglie il metano

La Toxicity Charge è l’ultima arma messa in campo dal sindaco di Londra Sadiq Khan nella campagna anti-diesel. Si tratta di una sovrattassa da 10 sterline riservata ai mezzi diesel più inquinanti, entrata in vigore il 23 ottobre scorso, che si aggiunge alla precedente “congestion charge”, pedaggio introdotto nel 2003 per scoraggiare l’utilizzo dei mezzi di trasporto a motore privati, ridurre la congestione e ricavare fondi per investimenti nel trasporto pubblico che prevede il pagamento di 11 sterline e 50 per circolare in città dal lunedì al venerdì, dalle 7 alle 18.

Sommando a questa la T-Charge di recente introduzione, fanno in tutto l’equivalente di 25 euro al giorno per poter circolare nella zona più cara al mondo per gli automobilisti, da cui sono esentati invece i possessori di veicoli a basse emissioni (ULEV, Ultra Low Emissions Vehicles), tra cui quelli a metano.

Ma la battaglia contro l’inquinamento non è finita qui. Nei piani di Khan, dall’8 aprile 2019 Londra avrà una “Ultra Low Emissions Zone”, che ricalcherà con i suoi confini l’attuale congestion zone e il cui accesso avverrà solo dietro pagamento di 12 sterline e cinquanta al giorno per auto, moto o camion non conformi a Euro 6 e di 100 sterline per i bus. Le limitazioni saranno valide per tutta la settimana, weekend compresi, 24 ore su 24, e potrebbero inglobare ulteriori porzioni a nord e sud della città.

 

 

Anche i bus dicono addio al diesel

Centro nevralgico del restyling metropolitano del primo cittadino londinese Khan è il sistema dei trasporti pubblici. L’obiettivo per il 2041, quando la popolazione urbana dovrebbe superare i 10 milioni di abitanti, è far sì che l’80% degli spostamenti su suolo londinese avvenga a piedi, in bici o attraverso mezzi pubblici alimentati con carburanti ecosostenibili. Attualmente, ogni anno, 700-800 nuovi bus a basse emissioni vengono progressivamente introdotti nella flotta con l’obiettivo ultimo di mettere fuori strada il diesel: entro il 2020, ha deciso Khan, circa 5.000 veicoli dovranno ridurre le emissioni del 95% e risultare conformi allo standard euro 6, mentre già dal 2018 tutti i nuovi autobus a due piani saranno ibridi, a metano, elettrici o a idrogeno.

Anche la logistica sceglie il metano

Già da tempo diverse imprese private inglesi si sono attrezzate per convertire la propria flotta di mezzi pesanti al metano. Nel 2012, Coca Cola Enterprises ha utilizzato in via sperimentale 13 autocarri Iveco Stralis a gas naturale per distribuire le bibite imbottigliate nella zona di Londra. La scelta ha portato ad una riduzione delle emissioni, in un anno, di 300 tonnellate di CO2, di 1.590 chili di NOx e di 33 chili di PM, secondo i dati raccolti dal Cenex (Center Of Excellence For Low Carbon And Fuel Cell Technologies), partner dell’iniziativa. Tra le compagnie di autobus ad aver utilizzato per prime i combustibili alternativi c’è l’Anglian Bus, che già nel 2010 vantava 13 mezzi alimentati a CNG; mentre tra i pionieri della logistica c’è Howard Tenens, per cui il passaggio al metano, motivato inizialmente dal desiderio di tagliare le emissioni di carbonio, si è rivelato in seguito una carta vincente per la competitività, garantendo un risparmio dei costi rispetto a diesel e benzina salvaguardando la qualità del servizio.

Il primo bus alimentato a biometano prodotto da scarti alimentari e rifiuti organici è stato messo in pista a Londra a ottobre dello scorso anno dalla società inglese Reading Buses, che già si era contraddistinta per essere la prima società di trasporto pubblico al mondo a dotarsi di 34 autobus monopiano (pari al 20% della sua intera flotta) alimentati con questo ecocarburante. Altri quattro hanno poi raggiunto le città di Reading, Bracknell, Newbury e le periferie della contea del Berkshire.

 

Scotland Yard diventa green

Anche Scotland Yard, che nel 2015 ha smesso di acquistare veicoli diesel, si mette al passo. Il progetto è di rimpolpare in 12 mesi la propria flotta di auto, camionette e moto con 250 veicoli a combustibili alternativi – tra cui il metano – in vista del rinnovamento dell’intera flotta composta da quattromila veicoli. Al tavolo della trattativa ci sono Ford, Mercedes, Nissan, Renault e VW. “In ogni caso, la nostra priorità è essere efficienti 24 ore su 24 e sette giorni su sette – ha detto Jiggs Bharij, capo del distretto metropolitano – e per far questo è necessario che vi siano stazioni di approvvigionamento su tutto il territorio”. I veicoli verdi circoleranno nelle zone della città a basse emissioni. Sebbene i costi iniziali non siano di poco conto, il gioco vale di certo la candela per la tutela della salute dei cittadini e dell’ambiente.