i paesi del metano
settembre 2017

Il metano, una risorsa anche per l’Africa

Leonardo Tan

In molti paesi africani gli investimenti per lo sfruttamento delle riserve nazionali di gas naturale rappresentano una speranza per un miglioramento delle finanze pubbliche e della salute dei cittadiniL’Africa, terzo continente del Pianeta per estensione, sta cercando la sua strada verso lo sviluppo del metano come carburante di primaria importanza per risolvere le urgenze economiche, ambientali e di mobilità dell’intero continente. Si parte da lontano e sarà un cammino lungo e difficile, almeno questo dicono i dati e le informazioni a disposizione sulla situazione africana. Vediamo intanto quali sono stati i primi passi e qual è la fotografia dello stato delle cose. La superficie africana è pari a oltre 30 milioni di kmq, quasi 100 volte quella dell’Italia, ma se guardiamo le statistiche della diffusione del gas naturale per autotrazione e delle infrastrutture connesse, i rapporti di forza si ribaltano: i 213 mila veicoli a gas naturale africani sono solo un quarto della flotta a metano italiana, un sesto di quella europea e solo l’1% di quella mondiale.

Deepak Khilnani, amministratore delegato di Powergas

Non cambia la situazione se si guardano i numeri della stazioni di servizio, solo 200 nei paesi africani contro le 1.050 italiane, le 3.950 europee e le oltre 25 mila mondiali.

 

 Uno scenario complesso

Quello africano è uno scenario complesso e diversificato. Una estrema varietà è riscontrabile anche per ciò che riguarda la presenza e il ruolo del metano nell’economia e nella vita quotidiana degli stati e dei suoi abitanti. Se l’Egitto è il leader indiscusso nel settore, con la sua flotta nazionale di 207 mila veicoli e 181 stazioni di rifornimento, Nigeria, Mozambico, Sud Africa e Tanzania stanno mostrando negli ultimi anni un’interessante vivacità.

I consumatori nigeriani che hanno utilizzato il metano per le loro necessità quotidiane (3.798 veicoli censiti nel 2014, secondo il Gas Vehicle Report) hanno risparmiato 120 milioni di litri di gasolio, che, tradotto in termini economici e ambientali, vuol dire un abbattimento della spesa pari a 30 milioni di dollari e minori emissioni per 76 milioni di chili di CO2. Con questi dati si è presentato Deepak Khilnani, amministratore delegato di Powergas, maggior produttore e distributore di gas naturale del continente, in un suo intervento pubblico sulla recente crisi di fornitura di gas in Nigeria. “Siamo consapevoli delle difficili condizioni di mercato per l’industria e per la produzione energetica nazionale – ha dichiarato – l’attuale crisi è legata all’instabilità economica, ma Powergas è pienamente impegnata a trovare soluzioni per i consumatori e a continuare a investire in nuovi impianti di compressione e liquefazione per soddisfare l’aumento di domanda”. Con questo obbiettivo la società nigeriana ha stretto accordi con le grandi corporation operanti nel paese come Shell Nigeria Gas, Nigerian Gas Company, Niger Delta Petroleum Resources e altri gruppi minori.

 

 

 Biometano in Africa

Ancora dalla Nigeria arrivano progetti per la produzione del biometano che anche in Africa si conferma come uno dei protagonisti tra i carburanti del futuro. Uno scienziato nigeriano e il suo team di ricercatori hanno messo a punto una tecnologia per convertire le urine animali in biometano. Lo scienziato, citando i dati della Ricerca sull’Agricoltura Nazionale del 2011, ha dimostrato che le decine di migliaia di animali da allevamento  presenti nel Paese potrebbero produrre 10 mila megawatt di energia elettrica. Un bel contributo al fabbisogno energetico nazionale.

Il Mozambico è uno dei Paesi più poveri del mondo, ma il metano, secondo i piani dell’attuale governo, può rappresentare una prospettiva di sviluppo. Attualmente nel paese circolano circa 1.300 veicoli a gas naturale e le infrastrutture sono quasi inesistenti. Il portavoce del governo Mouzinho Saide ha recentemente annunciato l’investimento di 4,6 miliardi di dollari nel progetto Coral South, che include sei siti estrattivi sottomarini collegati a un impianto di produzione galleggiante con una capacità di oltre 3,3 milioni di tonnellate di gas naturale liquido all’anno. A sentire il governo questo progetto rappresenta di una pietra miliare per le sorti dell’economia nazionale.

 

Investimenti necessari

Di investimenti si parla anche in Tanzania, in particolare nella capitale commerciale Dar es Salaam. Una nuova stazione di rifornimento di metano compresso è sorta grazie ai capitali della Tanzania Petroleum Development Corporation, nell’ambito di un progetto che si svilupperà in tre fasi che dovrebbero portare 15 nuove pompe nella capitale, a patto che si riescano a superare le difficoltà di reperimento dei fondi riscontrate nella fase iniziale. La messa in opera della stazione di rifornimento è stata preceduta da uno studio di fattibilità basato sugli esiti di un progetto realizzato nel distretto di Ubungo (nell’area di Dar es Salaam), dove l’impatto del metano ha avuto effetti benefici sull’ambiente, riducendo l’inquinamento atmosferico e le patologie derivanti dall’utilizzo del carbone.

La stessa attenzione per l’ambiente ha portato il Gauteng, la provincia più ricca e industrializzata del Sudafrica, a costruire una nuova stazione di gas naturale nella località di Kew nei pressi di Johannesburg. Il progetto è parte dell’Agenda Verde del Gauteng (Gauteng Green Strategic Programme) ed è stato ideato per favorire sviluppo economico e occupazionale del territorio tutelando la sostenibilità ambientale. L’impianto, realizzato da NOVO CNG, punta a stimolare l’interesse di operatori dei trasporti pubblici, flotte private e singoli consumatori verso l’alimentazione a metano. Una sfida che la città di Johannesburg ha già accettato promuovendo numerose iniziative, prima fra tutte l’acquisto di veicoli a gas per la flotta municipale. Oggi in città si contano alcune centinaia di motori a metano (937 nel Paese secondo i dati del 2014 di Gas Vehicle Report), ma i margini per migliorare sono visibili.

L’Egitto non dorme sugli allori del suo status di Paese leader del settore. Il ministro del Petrolio Tarek Al-Molla ha spostato in alto l’asta delle ambizioni nazionali e ha annunciato che si sta lavorando per raggiungere l’autosufficienza nel fabbisogno del metano per la fine del 2018. Ventuno nuovi progetti estrattivi sono già in cantiere. Il paese dei faraoni guida la volata, ma alle sue spalle il continente è in movimento.